Kobe Bryant compie oggi 40 anni, tutti passati a coltivare i suoi sogni e dedicati ad un’unica cosa: l’amore per la pallacanestro. Una carriera costellata da successi, da un grande scandalo e dal suo insaziabile desiderio di diventare una leggenda.

Nei Los Angeles Lakers, dove ha trascorso la sua intera carriera, “Black Mamba” rimane un enigma. Era un giocatore intransigente, un maestro del gameplay e della preparazione. Era in perenne conflitto con i suoi compagni di squadra, a cominciare da Shaquille O’Neal, il suo allenatore Phil Jackson, la legge, sua moglie Vanessa e i suoi avversari. Oggi abbiamo deciso di celebrare la star dello Staple Centre che, dalla prossima stagione, vedrà come protagonista LeBron James con la maglia gialloviola, frequentemente paragonato proprio a lui: Black Mamba.

Kobe Bryant: una star indiscussa

L’ex giocatore vanta una lista di risultati che solo i più grandi giocatori di questo sport possono eguagliare, come Michael Jordan o Magic Johnson. Dopo 20 stagioni nella NBA, tutte con i Lakers, Kobe si è distinto per aver ottenuto cinque titoli, due MVP nelle finali della lega e un MVP della regular season. Oggi 23 agosto Kobe entra ufficialmente negli “anta” e, dal giorno del suo addio al basket, avvenuto nell’aprile del 2016, Black Mamba non si è mai fermato e continua ad essere una figura di riferimento per il mondo del basket NBA.

Ha vinto un Oscar grazie al cortometraggio animato che raccontava la sua lettera di addio al basket, “Dear Basketball” scritta di suo pugno e diretta dal regista Glen Keane; con il suo programma “Detail”, andato in onda su ESPN+, si è lanciato nell’analisi sportiva riscuotendo un grande successo in particolare tra gli addetti ai lavori e, nel marzo del 2014, è stato confermato il suo fiuto per gli affari grazie ad un investimento di 6 milioni su una bevanda che ha fatto lievitare fino a 200 milioni.

L’inizio di una grande carriera nel basket professionistico

Kobe Bean Bryant è nato il 23 agosto 1978 a Philadelphia. Suo padre, Joe Bryant (“Jelly Bean”), un giocatore di basket professionista, ha giocato otto stagioni nell’NBA e otto anni in Italia, dove è cresciuto il giovane Kobe. Quando la sua famiglia ritorna negli Stati Uniti, Kobe gioca a basket alla Lower Merion High School di Ardmore, in Pennsylvania. Durante il liceo, ha ricevuto più volte il trofeo nazionale per il miglior giocatore dell’anno. Seguendo una tendenza spesso considerata allarmante nel mondo del basket, Bryant sceglie di non continuare con l’istruzione superiore ed è pronto a trasferirsi alla NBA. Questa decisione è criticata dai leader della NBA, in quanto affermano che le partite universitarie preparino meglio i giovani giocatori rispetto alle esigenze del campionato professionistico.

Trasferito immediatamente ai Los Angeles Lakers Kobe diventa, all’età di diciotto anni, il secondo giocatore più giovane nella storia della NBA quando inizia la stagione 1996-97. Kobe Bryant mise così rapidamente a tacere i critici e confermato il suo talento con i Lakers: è stato infatti selezionato per gli All-Star (“All-Star Game”) nella sua seconda stagione alla NBA.

Bryant, tuttavia, è costretto a condividere lo status di star dei Lakers con il suo popolare e talentuoso compagno di squadra Shaquille O’Neal. I due giocatori di pallacanestro hanno difficoltà ad andare d’accordo, ma trovano un modus vivendi quando Phil Jackson diventa l’allenatore della squadra, nel 1999.

L’arrivo di Phil Jackson

Nell’estate del 1999 torna ad allenare il maestro Zen, Phil Jackson, che si trova davanti una guardia malata di agonismo compulsivo. Decide quindi di lavorare molto su quel ragazzo che indossa la maglia numero otto. Kobe ripaga la fiducia del suo coach facendosi carico della squadra in gara 4 della Finals contro l’Indiana visto che Shaq era fuori per falli. All’età di soli 21 anni Kobe è in procinto di vincere il suo primo titolo di campione NBA. Questo è solamente l’inizio di una carriera costellata di successi.

Quando lo scandalo travolge

All’età di 25 anni, Kobe Bryant è un uomo felice, un giovane padre di una bambina di sei mesi, Natalia. Ha già vinto tre titoli NBA con Shaquille O’Neal. Pagato oltre 13 milioni di dollari a stagione, Kobe ha appena firmato un accordo quinquennale da 45 milioni di dollari con Nike, oltre ai contratti pubblicitari che già possedeva con Spalding, Sprite e McDonald’s. L’unico lato negativo, il giocatore deve subire l’artroscopia del ginocchio, che lo aveva fatto soffrire durante la passata stagione. Niente di veramente preoccupante: se tutto va bene, Bryant avrebbe potuto riprendere a fine settembre.

Il 30 giugno 2003, si presenta con le sue guardie del corpo al Lodge & Spa a Cordillera, un hotel di lusso a Edwards, in Colorado. L’operazione deve avvenire 48 ore dopo, in un ospedale della regione. Non ha parlato di questo intervento al ginocchio a nessuno: il suo allenatore, i suoi compagni di squadra, i medici Lakers non ne sanno nulla. Mentre aspettava di incontrare il suo chirurgo Kobe si trasferì nella stanza numero 35. Le ore seguenti resteranno per sempre confuse. La storia ricomincia il giorno dopo, quando una delle receptionist dell’hotel si presenta alla stazione di polizia: la ragazza accusa Kobe Bryant di averla violentata, la sera prima. Il caso infiamma le cronache internazionali. Black Mamba ammette di aver tradito la moglie ma nega ogni accusa di violenza sessuale nei confronti di quella ragazza.

Il processo viene portato avanti fino a settembre del 2004 quando vengono ritirate le accuse contro la star dei Lakers, ma solo nel marzo del 2005 le parti chiudono la causa negoziando un accordo monetario. Durante quel periodo e nonostante l’entità della questione, la NBA non impedirà a Kobe Bryant di giocare la stagione. I Lakers, inoltre, decisero di supportarlo finanziando il jet privato e le quattro guardie del corpo nella lunga serie di viaggi tra California e Colorado per partecipare alle udienze.

Dear Basketball: quando Kobe vinse l’Oscar

Quasi due anni dopo il suo ritiro, il 5 marzo 2018, l’ex dei Lakers ha vinto l’Oscar insieme a Glen Keane per il cortometraggio animato “Dear Basketball”, una lettera scritta da Kobe Bryant in occasione del suo addio al basket e che aveva commosso tutti gli amanti della palla a spicchi.

Dichiara Kobe: “Mi è sempre stato detto che quello che ci si aspettava da un giocatore di basket era giocare. Questo è tutto quello che devi fare. Non preoccuparti delle finanze o degli affari. Quando mi è stato chiesto cosa volevo fare una volta in pensione e ho detto che volevo scrivere, raccontare storie, mi è stato detto ‘Oh, è carino’. L’ho sentito molto. Quindi essere nominato agli Oscar è una specie di riscatto“.

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Web editor e copywriter freelance

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