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Ore 15 di una qualsiasi domenica. In famiglia si stanno preparando per accompagnare Pippo alla sua partita di basket (campionato under 12/13/14) che si svolgerà alle 16.30.

Pippo è un po’ agitato perché ritiene la squadra avversaria molto forte e teme di non essere all’altezza. Ma è successo altre volte, per cui i genitori cercano giustamente di sdrammatizzare.

Alle 15.30 Pippo entra in palestra saluta i compagni e l’istruttore, indossa la tenuta da gioco, inizia il riscaldamento poi improvvisamente rientra negli spogliatoi, si cambia, corre in tribuna dai genitori e chiede di tornare a casa!

Questa è una situazione particolarmente importante di ansia da prestazione, ma negli atleti molto giovani ce ne sono altre meno eclatanti ma altrettanto comuni come il non voler scendere in campo, la paura di prendersi responsabilità, sentirsi stanco dopo aver giocato pochi minuti.

Ansia di tratto e ansia di stato

La psicologia parla di ansia di tratto e ansia di stato. La prima è una predisposizione, la seconda è una modificazione continua di uno stato emotivo, ma questo è competenza degli psicologi. Io invece voglio provare ad analizzare quali situazioni possono generare questo stato d’animo negativo perché, di contro, esiste anche un ansia positiva che spinge e motiva la prestazione.

Gli atleti molto giovani amano giocare e sentirsi capaci, ma non tutti lo sono allo stesso livello e qui, l’istruttore, deve essere capace di accettare il ragazzo con le sue incapacità momentanee, con le sue ansie, parlando con lui prima della gara proponendo l’evento come una bellissima possibilità di misurarsi con ragazzi come lui che hanno le sue stesse preoccupazioni e, se l’avversario al momento è più bravo, questo deve essere uno stimolo per migliorarsi.

Il compito dell’istruttore

L’istruttore ha il compito di rincuorare l’atleta in caso di errori, ricordandogli che si è allenato bene durante la settimana e che in partita si possono fare cose bene e altre meno bene.

Spesso la presenza dei genitori in tribuna crea ansia soprattutto nei più giovani. L’istruttore deve aprire un dialogo sereno e cordiale con i genitori per capire se e dove si verificano situazioni anche involontarie di pressione e insieme provare a correggerle.
L’istruttore può, durante gli allenamenti, riunire in cerchio i ragazzi e chiedere loro di esprimere le proprie paure e discuterne tutti insieme.

Spesso confrontarsi e sapere che anche altri hanno preoccupazioni simili rende tutto più accettabile e leggero. In sintesi compito dell’istruttore è sostanzialmente quello di creare in palestra un ambiente dove il ragazzo possa sentirsi libero di esprimere i propri sentimenti e le proprie emozioni.

Ricordiamoci che l’ansia fa parte di tutti noi e che conoscerla ed esserne consapevoli rappresenta nei giovani in formazione un momento di svolta e di crescita del proprio percorso personale.

Suggerimenti per i genitori

In conclusione alcune idee per i genitori:

  • Spiegare ai figli con parole semplici e comprensibili che cosa sia l’ansia
  • Ascoltare e cercare di comprendere quali sono le emozioni che il figlio/a vive a livello sportivo
  • Incoraggiarlo/a a non evitare le situazioni ansiose
  • Premiare la capacità del figlio/a di superare le tensioni.
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Paolo Petruzzelli Allenatore nazionale di basket Pedagogista sportivo Master in PNL (Programmazione Neuro-Linguistica) Professional Counselor nella relazione d'aiuto Da oltre 10 anni, dopo una lunga carriera da allenatore, mi occupo di formazione e coaching sportivo, collaborando con squadre di basket, volley, calcio e con la federazione provinciale di Pisa di volley. organizzando corsi di perfezionamento per allenatori dirigenti e genitori. Svolgo inoltre sessioni di coaching personalizzate per atleti di sport individuali. Insieme al trainer di Programmazione Neuro-Linguistica Carlo Raffaelli tengo il corso "Coaching della Performance-Allenamento mentale per lo sport" tel. 338 83 55 726 mail: flipperdiegisto@libero.it

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