Ci sono giocatori che segnano un’epoca e diventano icone loro malgrado, uno di questi è sicuramente il brasiliano Oscar Schmidt, uno dei più forti, se non il più forte, tiratore di sempre.
Pescato da Caserta nella natia Brasile, con la canotta bianconera iniziò a crivellare le retine avversarie fino a portare la compagine campana fino alla finale scudetto, persa con Milano.
La prima ufficiale, Serie A2 1982-83 del brasiliano è a Livorno, presente anche chi scrive; nell’immediato prepartita al “PalaMacchia” la voce rimbombante è “ma chi hanno preso, un brasiliano, mah…” Quel mah si trasforma dopo pochi minuti in un “oohhh.. “ di ammirazione, perché quel brasiliano per molti sconosciuto – Internet era ancora in mentis dei – inizia a crivellare il canestro da ogni posizione; dal centro, dall’angolo, da lontano, dalla media, sempre facendo canestro, di fatto quello che Oscar ha sempre fatto in tutta la sua stupenda carriera.
Da quella partita inizia l’ascesa verso la gloria di Caserta, condotta proprio dal brasiliano prima in A2 e poi nelle altissime sfere della nostra pallacanestro, assieme ai talenti del luogo, Gentile ed Esposito su tutti, ma anche Donadoni, altro esterno dal tiro mortifero, e Tufano.
Oscar arriva fino alla finale scudetto ed a quella della Coppa delle Coppe, contro il Real Madrid, in quella che è una partita passata alla storia. Il Real vince dopo un supplementare, per 117-113, ma a tenere banco è la sfida tra Drazen Petrovic ed Oscar che segnano rispettivamente 62 e 44 punti, per una finale che non è più cronaca, non è più storia ma è diventata epica.
La grande impresa, il primo scudetto di una squadra del sud, sembra dietro l’angolo, con Oscar gran mentore, ed invece ecco l’incredibile, la società – alcuni dicono dietro suggerimento di qualche compagno di squadra, che ritenevano il brasiliano, pensa te, troppo ingombrante – silura “Mao Santa”, così chiamato per l’infallibilità del suo tiro, e chiama la coppia Frank–Shackleford, che conduce la Juve Caserta al titolo, ma questa è un’altra storia.
Oscar non la prende bene ma non si perde d’animo, si accasa a Pavia, incredibilmente in Serie A2, tanto per capire il livello del basket tricolore a quei tempi, e continua a crivellare le retine avversarie; per l’uomo da Natal 30 sono una routine, 40 una piacevole consuetudine, 50 traguardo tagliato spesso.
Infatti “Mao Santa”, nella sua lunga esperienza italiana, per ben 28 (Ven-tot-to…..) volte ha varcato la soglia dei 50 punti, di fatto nel 7% della partita giocate in Italia. Tanto per capire, il secondo nella speciale classifica, è “Prja” Dalipagic, altra mano fumante, con 15, davanti a Joe “Jellybean” Bryant, il padre di Kobe, a 14.
Tanto per capire che razza di attaccante fosse il brasiliano, nella stagione 1990/91 trascinò Pavia in Serie A1 alla straordinaria media di 44 punti a partita, del resto stiamo parlando di un giocatore che ha chiuso la carriera sfiorando la quota di 50.000 punti realizzati in carriera, per l’esattezza 49.737, se non è record assoluto poco ci manca.
A battezzare la sua grandezza anche l’ingresso nella Hall of Fame del Basket, unico ad aver raggiunto un traguardo così prestigioso senza aver mai giocato nella NBA.
Ma Oscar non è stato grande solo con le squadre di club, lo è stato, eccome…, anche con la nazionale brasiliana, con la quale ha partecipato a cinque edizioni dei giochi olimpici, segnando 1.093 punti nella manifestazione, della quale detiene anche il record per il maggior numero di punti realizzati in una singola partita, la bellezza di 55, giusto premio per uno che ha sempre tenuto tantissimo a giocare con la maglia della sua nazionale, al punto da aver rifiutato un contratto con i New Jersey Nets, perché, andando a giocare nella NBA, avrebbe dovuto rinunciare alla nazionale brasiliana, impossibile per uno con il suo attaccamento alla patria.
Colpito da un brutto male al cervello contro il quale ha lottato per anni, Oscar ci saluta lasciando un vuoto indelebile negli appassionati più maturi, quelli a cui quando chiedevi chi fosse il più grande tiratore mai esistito al mondo non ti dicevano Steph Curry, Ray Allen o Klay Thompson, ma solo e soltanto “Mao Santa” Oscar, il tiratore probabilmente più letale che mai si sia visto sui 28 x 15 di un campo di basket.




























