Black Magic: il documentario sui diritti civili sul campo da basket

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Il basket, come lo sport in generale, ha il grande potere di unire le persone, di farle emozionare, di suscitare dei sentimenti forti, pieni di passione, di gioia, ma anche di rabbia e di malinconia. Insomma un mix perfetto e completo di emozioni varie, che dipingono la nostra vita, la nostra quotidianità, il nostro operare stesso. Tuttavia il basket è uno sport che si fa anche promotore di importanti valori come l’uguaglianza, la solidarietà e il rispetto reciproco.

Basket e differenze razziali

Eppure, in passato, questo, come tanti altri, non era uno sport aperto a tutti, c’erano forti differenze di genere e di razza. La più evidente, la divisione razziale tra bianchi e neri, che ha scritto molte e tristi pagine della nostra storia. I bianchi non potevano giocare con i neri, e soprattutto le squadre formate da giocatori bianchi, avevano la supremazia ed il potere sulle squadre formate dai giocatori neri. Fare carriera e diventare delle star della pallacanestro non era qualcosa per i neri, anche se questi potevano effettivamente essere grandi giocatori con spiccate doti e talento. Solamente in un secondo momento, le disuguaglianze tra bianchi e neri cessarono, aprendo un nuovo mondo ed un nuovo scenario all’interno del basket e non solo.

Black Magic, un documentario sui diritti civili

Black Magic è il documentario sui diritti civili sul campo da basket, girato dal regista Dan Klores, che racconta il mondo del basket nel periodo delle grandi disuguaglianze tra bianchi e neri. Il tutto grazie ad interviste e testimonianze di notevole spessore, per non dimenticare e riportare alla memoria quella che fu la pallacanestro degli anni passati.

Nel documentario ci sono figure del basket rilevanti come gli allenatori Ben Jobe e John Chaney e giocatori come Earl Lloyd, Dick Barnett, Bob Love, Willis Reed e Earl Monroe, le cui storie sono delle vere e proprie testimonianze di ponte dall’esclusione sociale all’accettazione, fino ad arrivare alla carriera ed alle grandi vittorie che li hanno visti protagonisti sul campo.

Il documentario si apre con una partita segreta che fu giocata a Durham, in Carolina del Nord, all’interno di una palestra chiusa, senza nessuno spettatore. Siamo nel 1944, in una domenica mattina, quando l’allenatore afroamericano John McLendon, portò la sua squadra del North Carolina College per Negri a giocare una partita contro il team della scuola di medicina della Duke University. La partita finì con la vittoria del team nero, a discapito dei bianchi, in un gioco che all’epoca era illegale e pericoloso. Infatti i bianchi ed i neri non potevano giocare sullo stesso campo.

Tutto il documentario, dalla durata complessiva di 4 ore, prosegue su questa linea. I diritti civili, la conquista dell’uguaglianza tra bianchi e neri è passata anche sui campi da basket con partite clandestine, all’oscuro di tutti. Le testimonianze dei giocatori ed allenatori dell’epoca, hanno aiutato a fare chiarezza su quella che era una particolare realtà, fatta di divisione e disuguaglianza anche nello sport, non solo nella vita di tutti i giorni.

Fortunatamente i tempi sono cambiati e oggi, lo sport è uguale per tutti, indifferentemente dal genere e dalla razza di provenienza. I più grandi giocatori di basket provengono da tante e differenti nazionalità, senza che questo sia visto e sentito come un problema. Oggi si scende in campo tutti uniti, indossando la stessa maglia e giocando con lo stesso pallone. Black Magic resta uno dei documentari più belli e toccanti che affronta il tema delle differenze di razza attraverso il basket, in maniera davvero toccante, con la capacità di farci riflettere su quello che è stato e quello che che oggi è.

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