Si può partendo da una piccola cittadina della Baviera, nello specifico Wurzburg, di 120.000 abitanti arrivare sul tetto del palcoscenico più ambito del mondo della palla a spicchi, la mitica NBA? Si può, si può, lo racconta alla perfezione la parabola di Dirk Nowitzki, l’airone tedesco partito dalla Baviera per diventare una stella assoluta nel firmamento del basket mondiale.
Il lungo, infatti, è stata la prima vera grande star europea della NBA, aprendo la via a molti altri campioni che, da lui in poi, hanno reso il campionato a stelle e strisce veramente planetario.
Infatti, prima di lui gli europei che avevano sfondato oltreoceano si contavano sulle dita di una mano; il riferimento è ovviamente, a Drazen Petrovic, Arvidas Sabonis e, in misura minore, Sarunas Marciulonis e Detlef Schrempf.
Giocatori stupendi, assolutamente, ma che venivano considerati quasi delle mosche bianche in una Lega dominata dall’atletismo dei giocatori di colore. Nowitzki, invece, ha cambiato la storia, dimostrando che anche un europeo può sfondare nella mitica NBA, tanto da essere nominato MVP delle Finals.
Insomma, Nowitzki è stato sicuramente un precursore in questo – non a caso gli ultimi sette MVP della Lega arrivano tutti, eccetto Joel Embid che oltre a quella del Camerun vanta anche la cittadinanza statunitense, da fuori USA – ma anche nel modo di giocare; è stato lui ad avere un ruolo fondamentale nella trasformazione nel ruolo dei lunghi, da quello statico e inchiodato nei paraggi del pitturato a quello dinamico del basket di oggi, nel quale i lunghi tirano da tre, escono dai blocchi e riescono a costruirsi il tiro dopo una partenza in palleggio al fulmicotone.
Tutte doti che appartenevano a Dirk, uno che sì aveva tanto innato talento, ma che tale talento lo ha affinato, lavorando sodo, anno dopo anno, mese dopo mese, settimana dopo settimana per diventare sempre più competitivo. Ed allora ecco il suo marchio di fabbrica, il tiro in fade-away, rigorosamente poggiando su una gamba sola, che lo ha reso praticamente immarcabile anche per il più implacabile difensore.
Una carriera fantastica, quello del 41 dei Dallas Mavericks, capace, con il suo talento, la sua abnegazione, la sua voglia, molto tedesca, di non arrendersi mai, di condurre la franchigia texana al suo primo, storico titolo NBA, traguardo peraltro mai più raggiunto dai Mavs, al massimo arrampicatisi fino alla finale dello scorso anno, guidati da un altro europeo dal talento mostruoso, Luka Doncic. Proprio l’atleta con il quale l’autore fa un parallelismo – stessa franchigia, stesse origini europee – come uomo simbolo della franchigia texana, peraltro poi superato dalla incredibile cessione di Doncic ai Los Angeles Lakers.
Un percorso davvero niente male, quello di Nowitzki, scelta numero 9 ai draft del 1998, peraltro subito scambiato dai Milwaukee Bucks – nel Wisconsin ancora si mordono i gomiti – con Dallas, fatto della bellezza di 31.560 punti, un numero incredibile che colloca il lungo teutonico al sesto posto assoluto tra i migliori marcatori della Lega alle spalle del gotha del basket di tutti i tempi (LeBron James, Kareem Abdul-Jabbar, Karl Malone, Kobe Bryant e Michael Jordan).
Questo inusuale, quasi incredibile, percorso è raccontato alla perfezione da Claudio Pellecchia nel suo “Il Grande Dirk Nowitzki alla conquista della NBA”, un titolo che è la perfetta sintesi di quello che ha fatto il 41 dei Mavs nella sua carriera; 252 pagine ricche di aneddoti e particolari ai più sconosciuti che l’autore, storico collaboratore della rivista “Undici”, per cui scrive di NBA e calcio, ha costruito grazie anche all’aiuto di quella che è stata per Nowitzki una sorta di guida spirituale, il suo scopritore Holger Geschwindner.
A regalare ancor più appeal al libro, edito da quella garanzia che è la casa editrice 66thand2nd, il messaggio che traspare dalle sue pagine; quello che anche i grandi campioni, e Nowitzki è sicuramente uno di questi, passano attraverso tante difficoltà, siano esse grandi o piccole, superate soltanto grazie alla spirito di sacrificio, alla voglia di gettare il cuore oltre l’ostacolo ed alla dedizione costante, un po’ quello che la vita, nel nostro piccolo, chiede a ciascuno di noi.
Le parole dell’autore
Ai microfoni di Basket World Life, Claudio Pellecchia, l’autore del libro dedicato al campione tedesco, alla sua opera prima con 66thand2nd, racconta le motivazioni che lo hanno spinto alla stesura dell’opera:
“Ho deciso di scrivere di Dirk perché la sua è sì la storia di una vittoria che arriva attraverso la dedizione e il sacrificio, ma è soprattutto una storia ‘umana’ costellata di tutte le difficoltà piccole e grandi che almeno una volta nella nostra vita abbiamo incontrato anche noi che non abbiamo cambiato il basket e la Nba. Siamo abituati a pensare che i grandi atleti come Nowitzki vivano in una dimensione diversa dalla nostra, che siano inavvicinabili per lo status che si sono conquistati in anni e anni di imprese leggendarie; eppure anche loro, come noi, sono stati bambini e ragazzi insicuri che hanno dovuto faticare anche solo per trovare la propria strada. Ecco, raccontare Nowitzki mi è servito a farmelo sentire più vicino in questo senso, nonostante a un certo punto abbiamo davvero vissuto su pianeti diversi. Spero, in qualche modo, di aver trasmesso questo anche a chi ha letto questo libro“.





























