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Nella Naismith National Basketball Hall of Fame di Springfield, Massachusets hanno avuto l’onore di entrare  13 nuovi volti. Sono stati riconosciuti giocatori, allenatori e collaboratori che hanno battuto record e barriere in egual misura. Ci sono stati coloro che si sono evidentemente commossi e chi ha cercato di mettere di buon umore il pubblico. Questa però è stata anche la serata dell’ingresso nella Hall of Fame di grandi ex giocatori del livello di Steve Nash, Jason Kidd, Ray Allen e Grant Hill. Sono loro i volti noti di una cerimonia che ha fatto emozionare.

Hall of Fame 2018: Ray Allen

Ray Allen, miglior tiratore da tre punti della storia della Lega e due volte campione con i Boston Celtics nel 2008 e i Miami Heat nel 2012, quest’ultimo vinto anche grazie al suo incredibile tiro da tre allo scadere dei tempi regolamentari di Gara 6 nelle Finali NBA 2012, quando i San Antonio Spurs erano già pronti ad iniziare i festeggiamenti. Nel suo discorso Allen ha tessuto le lodi dei suoi ex compagni di squadra ai Boston Celtics ed ha rivolto una dedica speciale a Michael Jordan ricordando gli anni della sua adolescenza quando, guardando come attaccava il canestro, si diceva: “Devo essere in grado di farlo anch’io, un giorno. Anch’io voglio essere come Michael”.

Hall of Fame 2018: il discorso di Grant Hill

Un altro grande campione è stato inserito nella Hall of Fame. Si tratta di Grant Hill, il quale ha giocato ben 19 stagioni nella NBA tra Orlando Magic, Detroit Pistons, Phoenix Suns e La Clippers. Grant ha vinto due titoli NCAA a Duke, è stato rookie dell’anno nel 1955 e 7 volte All-Star. Hill però, nel 2000, è stato costretto a fermarsi a causa di un grave problema alla caviglia che ha messo a rischio sia la sua salute che la carriera. Solamente dopo alcuni anni è riuscito a tornare un giocatore NBA di livello giocando diverse stagioni a Phoenix e Orlando, ritirandosi poi nel 2013 all’età di 41 anni. Durante il suo discorso, Hill ha riservato un significativo passaggio dedicandolo allo storico coach della Duke University, Mike Krzyzewski, all’interno del quale lo ha ringraziato per avergli insegnato a vivere, a competere, a vincere e a fare parte di una squadra. Ma in particolare Grant Hill ringrazia “coach K” per avergli insegnato a credere in se stesso.

Hall of Fame 2018: Steve Nash

Nella Hall of Fame è entrato anche Steve Nash, una delle più grandi point guard della storia della Lega. Nash ha giocato 18 stagioni, è stato convocato 8 volte all’All-Star Game e  cinque volte miglior assist-man NBA, ha ottenuto anche due titoli di MVP con i Phoenix Suns. “Questa è una sensazione incredibile, ovviamente“, ha dichiarato Nash che è stato inserito insieme ai compagni di punta Jason Kidd e Maurice. “Terminare una carriera in questo modo è un riconoscimento individuale, ma in realtà ciò che lo rende speciale è condividere il mio viaggio con tutte le altre persone che entrano insieme a me“.

Dal palco, Nash ha fatto un ringraziamento particolare ad  Amar’e Stoudemire, il suo compagno ai Phoenix Suns, affermando che lo considera il partner perfetto per una point guard e definendolo come “il giocatore di pick & roll definitivo”.

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