Fino a qualche anno fa l’All Star Game NBA era l’appuntamento più atteso da tutti gli appassionati di basket di tutto il mondo, con il classico format Est contro Ovest che ha visto negli sfilare con queste due casacche i miglior giocatori del pianeta, regalando chicche di valore assoluto come l’uno contro uno tra Michael Jordan ed il già sieropositivo Magic Johnson nell’edizione 1992 della contesa.

Da qualche anno però l’All Star Game ha perso appeal, con la dirigenza NBA che cerca in ogni modo di regalare nuovo interesse alla manifestazione con vari cambi di format, alla ricerca dello smalto perduto. Negli ultimi anni, infatti, la partita un tempo più attesa niente altro era diventata che una parata di stelle che poco o nulla avevano voglia di difendere ed ancor meno di sbucciarsi gomiti e ginocchia come invece accade nei playoff.

Ecco allora che la partita delle, cosiddette, stelle si era trasformata in una noiosa amichevole di febbraio, giocata con l’intensità di una partita di preseason. Difese zero, attaccanti mai marcati e ritmi blandi, ma talmente blandi da far sbadigliare il pubblico presente. Al di là del format, il problema era sempre lo stesso, la mancata voglia delle “Stelle” di sbattersi per vincere la partita un tempo più attesa.

Invece, stavolta il nuovo format ha centrato, o quanto meno avvicinato, il bersaglio con i 24 protagonisti divisi in tre squadre, composte ciascuna da otto giocatori; due con soli giocatori statunitensi, denominate Team Stars e Team Stripes, in evidente ossequio alla bandiera americana, ed un’altra, il Team World, con giocatori provenienti dal resto del mondo. Il tris di compagini si sono affrontate in tre partite di 12 minuti ciascuna, con le due migliori squadre a contendersi il trofeo nella finalissima. Insomma, sempre quattro quarti, ma divisi in altrettante partite diverse.

A cambiare il registro rispetto alle precedenti edizioni è stata proprio la prima partita, quella tra Team World e Team Stars, nel quale una devastante schiacciate di Wembanyama ha aperto le danze, stuzzicando l’animus pugnandi dei protagonisti. Ne è nato un confronto finalmente giocato ad una buona intensità, terminato addirittura ai supplementari, caso se non unico quantomeno raro in un All Star Game.

La prima partita ha dato il la ad un evidente cambio di intensità rispetto al passato; intendiamoci, non un’intensità da playoff, ma almeno un qualcosa di diverso rispetto agli sbadigli delle edizioni precedenti, con le squadre che provavano a vincere.

Ne sono uscite partite interessanti, finalmente apprezzate anche dal pubblico presente, con il trofeo portato a casa dal Team Stripes, in una finale senza storia, terminata con il punteggio di 47-21 sul Team Stars, l’altra formazione a stelle e strisce. Alla fine, l’MVP della manifestazione è stato assegnato a Anthony Edwards, il quale ha espresso tutto il proprio gradimento per il nuovo formato.

Insomma, non diciamolo forte , ma l’edizione 2026 dell’All Star Game, giocata in quella Los Angeles che è la patria del basket spettacolo fin dai tempi dello showtime di Magic e Kareem, potrebbe aver rappresentato la classica inversione di tendenza per riportare la sfida ai fasti che furono.

Da ricordare anche le altre sfide che caratterizzano l’All Star Weekend, la gara dei tre punti e lo Slam Dunk Contest. A vincere la gara dei tiratori è stato il veterano Damian Lillard, che non gioca addirittura dalla scorsa primavera, bravo a battere in finale Devin Booker. La gara delle schiacciate, invece, è stata portata a casa da Keshad Johnson, davanti a Carter Bryant.

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