Parafrasando il grande William Shakespeare, “Genio o sregolatezza, sregolatezza o genio”? Beh, nel caso del compianto Michael Ray “Sugar” Richardson, che ci ha lasciato proprio in queste ore, la risposta è semplice, il numero 20 era genio e sregolatezza, tanto genio e altrettanta, o forse, più sregolatezza.
Da tempo malato, il nativo di Lubbock ci lascia a 70 anni, dopo anni passati a miracol mostrare sulle due sponde dell’Atlantico. Già perché “Sugar” ha deliziato anche gli appassionati italiani di basket con qualche capello bianco, se li hanno ancora in testa, come chi scrive.
Paradossalmente, fu proprio la sua sregolatezza che lo fece planare in Italia; infatti, nella Lega più famosa del mondo, “Sugar” venne pescato più volte con le mani nella marmellata, leggi cocaina e, nel 1986, venne sospeso dal campionato NBA dopo essere trovato positivo alla polvere bianca per la terza volta, il giorno, a suo dire “Più brutto della mia vita, quando la NBA mi buttò fuori a calci”.
Era la stagione 1985/86, “Sugar” indossava la maglia dei Nets, dopo essere stata per anni la stella dei New York Knick ed aver trascorso una mezza stagione a San Francisco, con i Golden State Warriors. Anni trascorsi tra le prodezze su tutti i parquet americani – chiuderà la carriera a 14,8 di media, smazzando 7 assist ad allacciata di scarpe – ma anche con tanti, troppi, problemi di dipendenza dalla maledetta polvere bianca.
Nel ’98 sbarca in Italia, fortissimamente voluto dal presidentissimo Porelli, che investe sul suo talento la bellezza di 350.000 dollari. Molti storcono la bocca, giudicando l’investimento a dir poco rischioso, per uno con quel problema, ed invece il 20 delizia per anni il Madison di Piazzale Azzarita, la casa delle V Nere, ed anche della Fortitudo. Lo fa a suon di canestri, ma soprattutto a suon di magie, prendendo per mano i bolognesi fino a portarli alla conquista di due Coppa Italia e di una Coppa delle Coppe, diventando l’idolo indiscusso dei tifosi bianconeri. Giocatore tanto spettacolare quanto istrionico, nell’All Star Game dimostra di essere un marziano planato in Italia quasi per gioco, non solo diventa MVP ma segna 50 (cin-quan-ta !!!!) punti, tanto a ribadire, se mai ce ne fosse bisogno, la sua straripante superiorità.
Ma siccome il lupo perde il pelo ma, ahinoi, non il vizio, nel 1991, ad inizio preparazione, viene trovato positivo, indovinate a cosa, alla cocaina, of course. Sugar ci prova anche a difendersi, asserendo che la positività deriva da un fantomatico anestetico. Carriera finita dunque? Ma manco per sogno, perché Sugar, oltre ai mille vizi, nella sua faretra ha infinite frecce e si trasferisce, per espiare le sue pene, a Spalato, nella mitica Jugoplastika di giallo vestita. Canto del cigno, in terra spalatina? Ma anche no, direbbero quelli bravi, perché l’anno dopo Richardson trasloca dal Mar Adriatico al Tirreno, da Spalato a Livorno.
Nella città dei Quattro Mori, a 37 anni e con quel passato, non certo fatto di vita da atleta, riesce in un’altra impresa soprannaturale, far nuovamente innamorare della palla a spicchi una città devastata dalla funesta, funerea, fusione tra Libertas e Pallacanestro Livorno. I tifosi labronici tornano ad appassionarsi al basket proprio grazie alle sue magie, siano esse punti (oltre 20 di media) o immaginifici assist. Dopo Livorno, ecco Antibes, Forlì ed un’altra comparsata a Livorno – 12 partite a 45 anni – con rendimento, superati gli “anta”, in ovvio calo, ma con la giocata ad effetto sempre in canna, a far gridare “wow” agli spettatori sulle gradinate.
A rendere ancor più epico il suo viaggio, durato 70 anni, non certo banali, anche il fatto, lui star sopraffina del basket, di aver generato, con la moglie marocchina, conosciuta quando militava in Francia, il Figlio Amir Richardson, al quale ha regalato l’altezza, è 1,97, ma non la passione per il basket. Amir infatti è tesserato per la Fiorentina, con il numero 24, con la quale, nella passata stagione, ha disputato 35 partite in campionato, segnando un goal, non un campione ma un giocatore di sicuro affidamento.
In occasione della sfida di Eurolega di ieri tra Virtus Bologna ed Efes Instanbul, il pubblico delle V nere ha tributato l’omaggio al grande campione statunitense
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