Ci sono vite, storie, talmente incredibili che sconfinano nel mito e nelle leggenda, beh quella di Lou Carnesecca è sicuramente una di queste. I più giovani magari diranno “Lou Carnesecca, e chi era?”, mentre i più attempati ricorderanno con un sorriso il coach che ci ha lasciato poco più di un anno fa, alla veneranda età di 99 anni.
Ma chi era, questo esile allenatore, nato nella “Big Apple” ma con radici in Toscana, a Pontremoli? E’ stato un guru del basket fino a qualche anno fa più amato dai cestofili americani, quello del college, quello nel quale i giocatori passano, anno dopo anno, alcuni per sbarcare nella dorata NBA, altri per salire poi su un aereo a cercare fortuna nel Vecchio Continente. Un mondo, nel quale la figura di riferimento è il coach, capace di rimanere, anno dopo anno, per decenni sulla stessa panchina, diventando un eroe immortale di quella università.
Esattamente quello che è diventato Lou per la St.John’s University, l’università cattolica del Queens, da lui guidata per la bellezza di 24 stagioni, lasciando un segno indelebile nella storia dell’ateneo. Non ci credete? Beh, allora sappiate che a Lou è stata intitolata l’arena nella quale la squadra di basket di St.John’s gioca le proprie partite casalinghe.
Un’arena da 5600 posti, denominata, appunto “Carnesecca Arena”. Non solo, il mitico coach è stato omaggiato, mentre era ancora in vita, anche di una statua che lo ritrae nel classico atteggiamento con il pugno chiuso e maniche rimboccate, tipico di quando guidava da bordo campo i suoi ragazzi.
Trasmettendo loro tanta, tanta energia, in perfetta antitesi con la sua figura magrolina, dai piccoli occhi e dall’altrettanto piccola bocca che però riusciva a farsi seguire dai propri ragazzi che spesso, lui non certo un vatusso, lo sovrastavano in altezza, ma erano ammaliati dai suoi insegnamenti. Insegnamenti che i ragazzi transitati per la St. John’s hanno seguito dal 1965 al 1970 e poi, dopo tre anni in ABA alla guida dei New York Nets, con una finale persa, dal 1973 al 1992, per un percorso fatto di ben 526 vittorie, a fronte di appena 200 sconfitte, numeri da autentico guru della panchina.
Un perso incredibile, che assomiglia tanto ad una epica leggenda, che Lorenzo Mangini ha provato a tratteggiare, grazie all’ Erga Edizioni di Genova, nel bel libro “Lou Carnesecca – da Pontremoli a New York”, con un sottotitolo che la dice lunga sul successo avuto oltreoceano “L’allenatore italiano che divenne icona del basket in America”.
Un opera dall’accogliente veste grafica – brossura con alette -, fatta di ben 340 pagine a colori, per un volume, come si legge nella scheda di presentazione dell’opera, polisensoriale, con video, fotogallery e approfondimenti multimediali che rendono la lettura pagina dopo pagina più coinvolgente.
Insomma, un volume da non perdere sia per gli appassionati più avanti negli anni, che avranno modo di ricordare uno dei miti della loro gioventù, quando l’appuntamento con il basket del college americano, quel poco che si vedeva, era assolutamente imperdibile, ma anche fondamentale per i giovani, che avranno modo di conoscere più da vicino un coach che, dalle origini di Cargalla, minuscolo paese della Lunigiana in provincia di La Spezia, è diventata un’autentica icona del basket a stelle e strisce.





























