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E’ il 26 novembre 2014 quando Ettore Messina fa qualcosa che nessun altro prima di lui era stato in grado di fare. Nel grande libro della NBA c’era ancora una pagina vuota, quella degli allenatori europei; quella sera, nel match tra San Antonio Spurs e Indiana Pacers, Messina la riempì di suo pugno, prendendo la panchina dell’indisposto Gregg Popovich. Il destino aveva scelto che quella pagina l’avrebbe scritta lui, il quale la scrisse a modo suo: vincendo, ovviamente. Un 106-100 consegnato di diritto agli annali della pallacanestro.

Come tutto ebbe inizio

Ettore fa Messina di cognome ma nasce a Catania, come se quello stesso destino gli avesse dato subito un segnale, quello che lui non sarebbe stato uno qualunque. Oggi, a 59 anni, coach Messina non ne dubita, guardando ad una bacheca in cui non entrano più quella sfilza di trofei che lo hanno visto protagonista in Italia ed in Europa, per farlo divenire uno degli allenatori europei più vincenti di sempre.

Lasciata da piccolo la sua Sicilia, gioca nella giovanili del Mestre (dove si è trasferito), capendo ben presto che lui, più che stare in campo, è portato per starne ai limiti, a dare indicazione e ad allenare dei ragazzi. Comincia quindi ben presto a studiare da allenatore, con i primi incarichi proprio nelle giovanili del Mestre, prima della chiamata da vice di Massimo Mangano a Udine. Una stagione in Friuli e poi treno per Bologna, dove resta per sei stagioni da vice prima di prendere in mano la prima squadra nel campionato 1989-90 a soli 30 anni. Ettore tra le sue fila ha nientemeno che Michael Ray Richardson ed è tutto più facile: al primo colpo porta a casa Coppa Italia e Coppa delle Coppe (primo trofeo continentale per i bolognesi), riuscendo ad artigliare lo scudetto tre anni più tardi. Messina lascia così Bologna da vincitore, perchè alla sua porta ha bussato la Nazionale.

Anche con i colori azzurri il catanese fa vedere di cosa è capace vincendo subito i Giochi del Mediterraneo del 1993, seguito dall’argento ai Goodwill Games l’anno successivo ed un altro argento ancora nel ’97, agli Europei in Spagna. Il titolo di vice-campione europeo è sufficiente per Messina, che decide di tornare ai club e lo fa ancora una volta con una Virtus Bologna che lo riaccoglie a braccia aperte.

Uno splendido sequel

Il ritorno in Emilia-Romagna non è una minestra riscaldata ma uno splendido sequel delle prime quattro stagione, un secondo capitolo di una saga che si fa ancora più vincente: al primo colpo porta a casa scudetto ed Eurolega, poi arriva una Coppa Italia l’anno successivo, dunque una stagione di tanti obbiettivi sfumati sul traguardo e si arriva alla mitologica stagione 2000-01: Messina e Bologna segnando un “triplete” storico, vincendo scudetto, Coppa Italia ed Eurolega. E’ il canto del cigno di una storia ormai ai titoli di coda: l’anno successivo è complicato, Messina viene addirittura esonerato dopo una sconfitta interna ma il pubblico è con lui e praticamente gli riconsegna la panchina con le sue proteste, ed il mister ringrazia portando la squadra in semifinale dei play-off scudetto, in finale di Eurolega (vincono i greci del Panathinaikos 89-83) e regalando ai tifosi un’altra Coppa Italia, prima di dire addio alla città. E’ un altro passo avanti nella carriera di Messina, è una condanna invece per Bologna, che dopo la radiazione dell’anno successivo non porterà più a casa uno scudetto.

Ettore passa a guidare la Benetton Treviso, ed anche qui si presenta come meglio gli riesce: vincendo. La stagione si apre con una pugnalata al cuore per Messina, che nella Supercoppa che apre la stagione deve fronteggiare proprio la Virtus Bologna: non senza una certa nostalgia, il mister conduce Treviso al primo trofeo di un’annata che si chiuderà con in tasca la Coppa Italia, lo scudetto e l’amara finale di Eurolega, dove Barcellona è più forte e vince. A Treviso arrivano altre due Coppe Italia (personalmente sono cinque di fila), prima che Messina raccolga, nel 2005, la grande sfida che gli si presenta davanti, quella di allenare il Cska Mosca.

E indovinate un po’ come comincia in Russia? Esatto, vincendo. La “campagna di Russia”, per prendere in prestito un pezzo di storia napoleonico, fu molto più fortunata per Messina rispetto allo stesso Napoleone, con il catanese che portò subito a casa campionato, coppa ed Eurolega, per un totale di quattro campionati russi (su quattro partecipazioni), due Coppe di Russia, due Eurolega ed una VTB United League. Messina spera di ripetere i suoi successi al Real Madrid, ma la parentesi spagnola sarà più difficile ed è forse l’unica in cui il mister non è riuscito ad ottenere risultati di rilievo, ed infatti dopo appena due stagioni (non complete, perchè darà le dimissioni nel marzo del 2011) dirà addio alla penisola iberica.

Si aprono le porte dell’America

Si aprono così le porte dell’America, perchè come per un giocatore, l’NBA rappresenta il top della pallacanestro anche per un allenatore. La chiamata è dei Los Angeles Lakers, dove sarà per la stagione 2011-12 assistente di Mike Brown. Un’esperienza fondamentale che arricchisce anche un plurititolato come Messina, il quale torna in Europa, ancora al CSKA, con la speranza di sorvolare l’Atlantico ancora una volta in futuro. Andrà proprio così, perchè dopo altri due anni in Russia, dove porta a casa altri due campionati (salendo a quota sette titoli russi vinti su sette partecipazioni, lasciando la Russia praticamente da imbattuto) ed altre due VTB United League, si accasa con San Antonio Spurs, con i quali, in quel magico 26 novembre 2014 con cui comincia la nostra storia, diverrà il primo allenatore non nordamericano a disputare (e 40 minuti di gioco dopo a vincere) un match in NBA. L’aereo lo riporterà in Italia per seguire ancora la Nazionale, che lascia nel 2017, dopo aver mancato la qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016 e dopo l’eliminazione ai quarti di finale dell’Europeo del 2017.

Oggi, a 59 anni ed un palmares invidiabile, la pensione può attendere. C’è un sogno, forse l’ultimo, che è ancora là nel cassetto ad aspettare. Perchè il grande libro della NBA, sebbene quella serata di circa quattro anni fa sia indelebile, non è ancora del tutto completo. Altre pagine ancora possono essere scritte, come ad esempio, dopo quella del primo allenatore non nordamericano a condurre in pianta stabile per una stagione intera una squadra in NBA (opera di Igor Kokoskov con i Phoenix Suns), quella del primo allenatore straniero a vincere il titolo. Roba forte, roba da sognatori veri. Roba da imprese leggendarie, roba da Ettore Messina.

Matteo Novembrini BWL

3 Commenti

  1. […] Ettore Messina, oltre ad essere un’icona del basket, è anche un grande scrittore in grado di catturare l’attenzione del lettore grazie al suo abile modo di esprimere le sue competenze in maniera che tutti le riescano a comprendere. “Basket, uomini e altri pianeti” è un libro scritto in collaborazione con la voce italiana del basket americano Flavio Tranquillo, che tutti gli appassionati di basket non possono perdersi. Infatti la ricchezza di aneddoti, considerazioni sul basket e citazioni rendono questo saggio sul basket scorrevole e di piacevole lettura. […]

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