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L’importanza della motivazione nei giovani atleti

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Nella mia lunga attività di allenatore ho sempre dedicato grandissima attenzione e utilizzato molto tempo per la motivazione del singolo atleta e della squadra nella sua interezza.

Quanto è importante la motivazione nelle prestazioni sportive

La motivazione, da sempre, riveste un ruolo di primaria importanza per la prestazione sportiva senza la quale, anche l’atleta più dotato, rischia di non ottenere il risultato sperato.

Diversi sono gli approcci teorici con cui viene studiato l’aspetto motivazionale nello sport, ma non è di questo di cui mi voglio occupare, ma farvi conoscere alcune strategie che nel corso degli anni ho utilizzato per  far crescere il grado di motivazione nei  miei atleti.

Personalmente credo che si debba iniziare a parlare concretamente di motivazione dai 13/14 anni in poi. Prima deve esserci gioco, divertimento, sfida e rapporto con l’altro, conoscenza delle regole primarie del basket. I ragazzi hanno dentro di se la gioia di giocare. Non necessitano di essere motivati: la cosa più importante è non togliere loro questo entusiasmo naturale!

Da allenatore e per gli allenatori mi piace mettere in evidenza, tra i tanti, quattro aspetti prioritari per organizzare un buon lavoro sulla motivazione:

  1. Conoscere l’atleta
  2. Rispettare l’atleta
  3. Essere sinceri con l’atleta
  4. Accogliere e stimolare la maturazione dell’atleta

Ma entriamo nel dettaglio dei singoli aspetti.

1 – Conoscere l’altleta

Ogni atleta è unico ed irripetibile! Il coach, con il tempo dovuto, deve iniziare a capire la personalità del giovane, il suo modo di intendere la vita e lo sport, come gestisce i rapporti amicali e con l’autorità (coach compreso) e cosa si è portato dietro dagli anni precedenti (nel caso in cui giochi da più anni).

Ci vuole pazienza e disponibilità a capire parole, gesti e atteggiamenti ma, così facendo, eviteremo di dire a Pippo e Marco (nomi di fantasia): “Dai, dacci dentro, non tirarti indietro” a entrambi quando, uno solo dei due ha realmente bisogno di queste parole e l’altro magari vorrebbe sentirsi dire: ”Vai in campo tranquillo, abbiamo lavorato bene e tu sai che fare”.

Non smetterò mai di ricordarlo: prima di lavorare con la squadra lavorate con il singolo!

2 – Rispettare l’atleta

Rispettare l’atleta significa, soprattutto nella fascia 13/16 anni, che dobbiamo capire che ci stiamo confrontando con un atleta ed un adolescente in crescita che sicuramente non ha ancora ben chiaro quanta parte della sua vita sarà dedicata allo sport e quale importanza rivestirà.

E’ importante, a livello di motivazione, fare leva sulle competenze che aumentano (si diventa sempre più padroni del pallone e del gioco) stimolando una sfida con se stesso, spiegandogli che l’errore aiuta e senza di esso non si può migliorare.

Utilizziamo feedback positivi e, in allenamento, esercitiamoci variando i gruppi utilizzando talvolta raggruppamenti omogenei come capacità, ma anche eterogenei, cercando quella collaborazione tra i più avanti, al momento, ed i meno pronti per invitarli a quella collaborazione che si dovrà poi sviluppare all’interno della squadra in allenamento ed in partita.

3 – Essere sinceri con l’atleta

Essere sinceri significa non illudere l’atleta, non fare false promesse, magari perché potrebbe servire per vincere una partita in più!

E questo non riguarda solo l’aspetto etico, ma è soprattutto un mettere in discussione la fiducia che il giovane ha in voi. Il vostro atleta, ricordatevelo, si ricorderà sempre di ciò che è stato promesso e mai messo in atto.

Per motivare cercate le parole giuste, ponendo l’accento sull’aspetto dell’impegno per migliorare, sulla necessità di non avere fretta e non prospettategli un minutaggio che non potrà avere, ma non mancate mai di sostenerlo, correggerlo e ascoltarlo in allenamento: sarà un giocatore sempre pronto a dare il massimo quando chiamato in campo.

4 – Accogliere e stimolare la maturazione dell’atleta

Quando si gioca da qualche anno, si incomincia ad interessarsi ai campioni di basket, a vedere le partite in televisione, ad ascoltare i commenti degli allenatori, ad imitare sul campo i giocatori preferiti ed è allora che noi coaches, sfruttando anche questo aspetto, dobbiamo iniziare a motivare precisando quali aspetti tecnici e comportamentali diventano più importanti iniziando a comunicare, anche linguisticamente in maniera più appropriata, con la consapevolezza che abbiamo davanti, anche se giovane, un atleta che inizia a sentirsi tale.

Ecco alcuni esempi: “Sei un buon difensore, ma puoi migliorare nel tagliafuori: hai forza e determinazione, ci riuscirai sicuramente. Ci sarò anche io a ricordartelo!

Fino a poco tempo fa ti permettevo alcuni momenti di distrazione in partita, ora sei cresciuto e la squadra ha bisogno che tu sia sempre più presente! Voglio lavorare con te su questo aspetto in allenamento. Diamoci una mano, servirà a me come allenatore, a te come giocatore e alla squadra tutta”.

Si inizia a creare quel rapporto maturo tra allenatore e giocatore. E’ importante che la motivazione si muova su livelli di collaborazione e responsabilità  tra allenatore e giocatore. E’ a questo punto che si inizia a costruire davvero la squadra nel suo insieme.

“Far vincere una squadra non è questione di quanto grande sia il giocatore, o i giocatori. Devono tutti essere disposti a sacrificarsi e a dare qualcosa di se stessi, pur di diventare campioni.” Phil Jackson

4 Commenti

  1. Una delle affermazioni più importanti, basilare nel mondo del Coaching, è il fatto che ogni persona è unica e irripetibile. Condivido pienamente il valore che può avere, nel mondo dello sport, soprattutto quando si ha a che fare con atleti giovanissimi, che si stanno appena formando, conoscere ogni singola persona, capire come prenderla, come comunicare al meglio con lei, e dare consigli individuali, perché ognuno merita di sentire le parole giuste dal suo allenatore. I miei complimenti per la strada scelta e buon lavoro.

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