L’Oceano, almeno nel mondo del basket si sta accorciando, almeno questo è quello che hanno detto le recenti Olimpiadi di Parigi. Infatti, la medaglia d’oro è stata sì portata a casa dagli Stati Uniti delle innumerevoli stelle come ampiamente da pronostico, ma con qualche patema di troppo. Basti ricordare quello che è avvenuto nella finalissima, quando soltanto uno Steph Curry in formato deluxe, capace di infilare triple da una distanza siderale, ha evitato la sconfitta al cospetto della Francia dei padroni di casa del giovane talento Victor Wembanyama.

Gli “Star & Stripes” hanno chiuso con un percorso netto, fatto di sei vittorie in altrettante partite, ma senza mai dare quella sensazione di impressionante superiorità che, ad esempio, si era vista nel primo “Dream Team”, quello, per intenderci, che aveva mostrato mirabilie nell’edizione 1992 delle Olimpiadi, quelle di Barcellona.

I ragazzi guidati dal tecnico dei Golden State Warriors, Steve Kerr, nella fase a gironi hanno prima regolato la Serbia dell’asso Nikola Jokic, avanti nel punteggio fino a metà partita, poi hanno battuto, di 17, il South Sudan, già regolato di un punto appena nelle amichevoli preolimpiche, riservando, nella terza partita del girone eliminatorio, lo stesso trattamento al Portorico, asfaltato per 104-83, grazie al parziale di 39-16 nel secondo periodo.

I tre successi sono valsi l’approdo ai quarti di finale, nei quali James e compagni hanno regolato il Brasile, sepolto sotto 122 punti, in quella che, probabilmente, è stata la miglior prestazione collettiva della compagine di Steve Kerr, come ben raccontano i sette – set-te !!! – uomini in doppia cifra, con Booker top scorer a 18.

Il successo è valsa la semifinale dove – della serie “a volte ritornano” – ecco ancora la Serbia di Nikola Jokic che ha venduto cara, carissima, la pelle accumulando anche 17 lunghezze di vantaggio, prima della rimonta USA nell’ultimo periodo, chiuso con un parziale di 32-15 determinante nel successo americano, arrivato grazie alla super prestazione di Curry, alla fine autore di 36 punti con uno scintillante 9/14 da oltre l’arco, ben coadiuvato dal solito Lebron James, autore di una tripla doppia da 16 punti, 12 rimbalzi e 10 assist.

Nell’altra semifinale, invece, i padroni di casa della Francia hanno regolato i campioni del mondo della Germania, che pure in avvio di partita era arrivati al +10. Lì i transalpini sono stati bravi a rimettere le cose a posta grazie anche alla superba prova del virtussino Cordinier, alla fine autore di 16 punti. Nel finale la Germania ha tentato la rimonta, infrantasi su una tripla insensata di Schroeder a 38” dalla sirena finale.

La finale è, dunque, quella tanto attesa, tra USA e Francia, tra l’enfant du pays Wembanyama, fresco del titolo di miglior rookie NBA, e i tanti campioni schierati da Steve Kerr. La partita la decide Steph Curry, autore di quattro triple di fila nel finale, una più clamorosa dell’altra. Alla fine, gli USA la spuntano per 98-87, un divario che non rende merito alla ottima prova dei transalpini, nei quali “Wemba” ne mette 26, con 11/19 al tiro, e Yabusele 20.

Arriva così il quinto titolo olimpico di fila per gli Stati Uniti che però hanno sudato più del previsto, nonostante le super prestazioni di Curry e Lebron James, non a caso nominato MVP del torneo. Sul gradino più basso del podio, spazio alla Serbia che ha battuto la Germania, grazie ai 19 punti a testa di Jokic e Milic per una vittoria che ha scatenato enormi festeggiamenti a Belgrado.

Anche nel torneo femminile l’oro è andato agli Stati Uniti, nonostante l’assenza della stella Caitlin Clark; le ragazze a stelle e strisce hanno battuto in finale – anche qui !! – la Francia che pure aveva avuto dieci lunghezze di vantaggio nel terzo periodo. Le statunitensi la spuntano di uno, con la transalpina Gabby Williams che, a pochi secondi dalla fine, anziché tirare da tre per impattare la partita, segna da due per un canestro beffa che più beffa non si può. Una partita, la finale, che consegna alla storia Diana Taurasi che, a 42 anni, diventa così la terza atleta a vincere le olimpiadi in sei diverse edizioni dei Giochi. Un record che fa impallidire quello di Kevin Durant che, con il successo del giorno precedente, era salito a quattro vittorie in fila.

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