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Sport e scuola: “Se non studi…non vai in palestra!”

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sport e scuola

A scuola non va bene, o cambi subito registro o smetti di fare sport!” Quante volte sentiamo pronunciare questa frase! Ma siamo certi che sia una buona soluzione? Da sempre scuola, famiglia e società sportive dibattono su come conciliare l’aspetto scolastico con quello sportivo e tanti sono gli aspetti da analizzare.

Scuola vs sport

Partiamo dalla scuola e diciamo, senza peli sulla lingua, che quasi tutti i professori non vedono di buon occhio il ragazzo che pratica sport perché, secondo loro, ha meno tempo per studiare, si applica poco e talvolta salta ore di lezione per allenamenti o partite.

Inoltre il sistema scolastico italiano penalizza, contrariamente agli altri paesi europei, l’educazione fisica dotandola di pochissime ore di lezioni settimanali, poche strutture e, di fatto, rendendola una disciplina assolutamente sottovalutata. Da qui l’importanza e il valore delle società sportive che consentono una attività che, altrimenti, sarebbe praticamente inesistente!

Da un articolo del Corriere della Sera del 30 Aprile 2017 riporto:

Quando comincia il suo percorso di studio alle medie inferiori, un undicenne italiano ha già 500 ore di deficit sportivo scolastico rispetto a un coetaneo europeo. In Italia alle elementari non c’è ancora l’obbligo dell’educazione fisica e non esiste un monte minimo di ore di ginnastica, al contrario di Francia (leader con 108 ore annue), Germania (80), Danimarca o Austria (70-80) e quasi tutte le altre nazioni. Lo spiega il rapporto Eurydice: “Educazione fisica e sport a scuola» della Comunità europea. «In un periodo decisivo per lo sviluppo del corpo — spiega Sergio Dugnani, docente all’Università di Milano — i nostri bambini dipendono dallo sport eventualmente scelto per loro dai genitori, che spesso sviluppa caratteristiche specifiche trascurando le qualità di base. L’attività fisica è completamente gregaria rispetto alle ore passate in classe. Il tempo pieno diffusissimo e i compiti da svolgere a casa, comunque assegnati, impediscono di trovare ogni spazio. E l’unica attività è il portare sulla spalle il 40 per cento del peso corporeo sotto forma di zaino”.

Va da sé che l’istituzione scolastica stessa non considera importante lo sviluppo del corpo e  la crescita motoria degli studenti.

L’importanza dello sport oggi

Eppure è conclamato che l’attività fisica fa bene, e fa bene soprattutto oggi che la gran parte dei nostri ragazzi ha perso alcune abitudini motorie naturali quali la capacità di stare in equilibrio, di saltare, di fare capriole, di arrampicarsi su un albero.

Negli anni 60/70, grazie alla conformazione urbanistica delle città, con ampi spazi verdi e poco traffico,  i ragazzi facevano gare in bicicletta, giocavano a pallone per la strada, scavalcavano muri, magari per giocare a basket nel campo all’aperto della scuola, correvano nei cortili.

Oggi gli spazi pubblici sono diminuiti e regolamentati, sono aumentati i divieti e televisione, computer e cellulari non favoriscono certo il movimento! Inoltre la scienza e le neuroscienze, senza entrare in merito a questioni scientifiche che non mi competono, dimostrano che lo sport, non solo migliora le prestazioni fisiche, ma favorisce lo sviluppo di nuovi neuroni incrementando l’attività cerebrale, migliorando la memoria e l’apprendimento. Di fatto, nel corso della mia esperienza sportiva, ho potuto constatare che una attività sportiva programmata e ben strutturata aiuta l’atleta nel suo percorso scolastico. Come?

  • Stimola una migliore organizzazione tra studio, sport e vita sociale ottimizzando il tempo tra le varie attività
  • Favorisce lo sviluppo della memoria, aumenta la capacità di concentrazione, responsabilizza il ragazzo nelle scelte
  • Riduce l’ansia e lo stress prodotto dall’attività scolastica
  • Abitua il ragazzo a conoscere il proprio corpo, a migliorare l’autostima e a porsi con maggiore responsabilità verso tutto il mondo adulto, scuola inclusa

Impedire al figlio di partecipare all’attività sportiva può invece far nascere diverse criticità:

  • Favorire un accumulo di tensione e rabbia nel ragazzo che rischia di generare chiusure relazionali difficili poi da recuperare
  • Poi mi chiedo: se Pippo non va in palestra che fa? Certo non può essere rinchiuso in casa, per cui esce e dove va nelle ore in cui di solito si allena? La Società sportiva è uno spazio protetto e sicuro e la famiglia sa dove si trova e chi frequenta
  • In palestra vai solo a divertirti”, dice uno dei genitori, e allora cosa penserà Pippo del suo allenatore quando gli richiederà impegno e attenzione?
  • In aggiunta, impedendo al figlio di partecipare all’attività sportiva, lo deresponsabilizziamo rispetto al gruppo e agli impegni programmati.
  • Talvolta le parole dell’allenatore possono dare risultati insperati sul rendimento scolastico

Sinergia tra scuola e sport

Ritengo che, alla luce di quanto ho affermato fino ad ora, sia imprescindibile la ricerca di una sinergia tra il mondo della scuola e quello dello sport.

E allora  creiamo una rete tra insegnanti, allenatori, genitori, dirigenti sportivi che  parlino tra di loro, senza preclusioni e senza salire “in cattedra” cercando  di aiutare Pippo, magari facendogli saltare un allenamento  per poter studiare o permettendogli di uscire un ora prima da scuola programmando la prossima interrogazione.

Gli amministratori  pubblici, da parte loro, dovrebbero favorire la collaborazione tra gli operatori scolastici e quelli sportivi organizzando incontri e convegni che mettano in risalto la funzione educativa, culturale e di prevenzione a varie patologie che lo sport possiede invitando i genitori a partecipare!

Spesso, noi adulti, lamentiamo che i nostri ragazzi hanno perso la passione, ma lo sport è passione pura, dedizione, sogno e allora lasciamo che la vivano fino in fondo mettendo in preventivo una interrogazione non perfetta e un  possibile senso di colpa per un compito non andato bene.

L’argomento trattato non si esaurisce certo in queste poche righe e si presta a molte considerazioni: il dibattito è aperto! Infine una idea per i genitori: se proprio dobbiamo punire i figli, magari togliamoli lo smartphone!

5 Commenti

  1. La situazione e’ chiarissima. La scuola non progredisce in nessun aspetto , figuriamoci in quello sportivo. E poi il Dio denaro la fa da padrone, come fai a dire a tutte le societa’ sportive che lucrano sui ragazzi che da domani lo sport si fa gratis a scuola? Il metodo in casa nostra e’ non studi? ti alleni ma la domenica siamo io e Mamma a non convocarti!!!

    • Nei miei articoli, da pedagogista, puntualizzo sempre che nessuno può permettersi di intervenire sulla varie scelte familiari e quindi rispetto assolutamente la vostra pur avendo un pensiero diverso.Detto questo credo che le Società sportive, sopratutto le tantissime società dilettantistiche, utilizzino le quote che le famiglie pagano per il rimborso agli allenatori, le spese delle palestre (che quasi sempre sono comunali e piuttosto costose) le varie attrezzature (nel basket dai palloni al vestiario) e ,sempre nel basket, per le tasse gara e le iscrizioni ai vari campionati.
      Nella casse rimane sempre davvero poco , ma rimane la passione e la disponibilità di tempo dedicata alla crescita dei nostri ragazzi da parte di tutti coloro che gravitano intorno alla società con compiti diversi e quasi sempre sono genitori!

  2. Sport Scuola Studio . Introdurre il Professore di Educazione Fisica alle elementari facendo si che l’educazione fisica diventi una vera e propria materia d’insegnamento come le altre. Poi è il Ragazzo a togliere tempo allo studio e non lo Sport. Sport Scuola Studio si conciliano se lo si vuole .

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