Quando viene nominato, o scritto, il nickname “Beli”, il soprannome con cui è conosciuto nel mondo uno tra i migliori talenti italiani che abbiano mai calcato i parquet non solo del Belpaese ma anche della mitica NBA, Marco Belinelli, gli appassionati di basket drizzano le orecchie. Esattamente come abbiamo fatto noi quando abbiamo avuto tra le mani “Il poster di Beli”, l’opera prima di Marco Benati, per tutti “Benna”, un nome che gli appassionati di musica conoscono sicuramente.
Infatti, Marco, con lo pseudonimo di Benna Mc, ha scritto i testi di diverse canzoni, collaborando anche alla stesura di diversi brani per il cantautore Cisco e per il suo progetto con la mitica Bandabardò. Con “Il poster di Beli”, Benati passa dallo scrivere pezzi musicali alla prima opera letteraria, un salto non da poco sicuramente di successo, lo diciamo noi dopo aver letto il libro, lo raccontano le tante recensioni positive sparse per il web.
Già il titolo, per chi non è più giovanissimo come chi scrive, è accattivante, perché il riferimento al poster porta indietro nel tempo, ai periodi adolescenziali nel quale nella cameretta di ogni ragazzino era appeso alla parete, tra gli strali materni, il poster di un idolo cestistico famoso. Tempi che non ci sono più, con gli adolescenti che adesso preferiscono stare attaccati ad un freddo schermo piuttosto che interagire con l’effigie del proprio giocatore preferito.
Ma di cosa parla “Il poster di Beli”? Non è un libro di basket in senso stretto, ma racconta la passione per il basket di un ragazzo, Ste, visto attraverso gli occhi del padre.
L’opera, fatta di 157 pagine, scritta in modo scorrevole, trasuda grande amore verso la pallacanestro, ed anche altrettanta conoscenza, come fanno capire i tanti aneddoti citati nel libro, segno evidente della passione, ma anche della competenza cestistica di Benati.
Ma come nasce l’idea di scrivere questo libro? Nasce dalla passione per il basket di uno dei suoi due figli “assolutamente malato di pallacanestro”, che ha spinto Benati a raccogliere le esperienze vissute con il figlio ed a raccontarle in modo romanzato ed immaginifico, parlando non solo del basket in sé e per sé, ma anche del rapporto tra padre e figlio, dei sogni, dei pensieri, dei ricordi per un viaggio quasi onirico ma che tiene avvinto il lettore, desideroso di sapere come “la storia finisce”.
Insomma, una bella storia, che non solo si fa leggere, ma regala anche spunti di riflessione, soprattutto nei padri di giovani ragazzi che spesso si ritrovano in episodi raccontati da Benati nell’opera. In definitiva, è proprio il caso di dire “buona la prima”, considerando l’alto livello dell’opera di esordio di un autore che, continuando su questa falsariga, ha molto da dire, e da scrivere, sempre e comunque con la sua grande passione, il basket, in sottofondo.
Le parole dell’autore a Basket World Life
“Il poster di Beli è un libro che parla di basket, o meglio: attraverso il basket parla di sogni e obiettivi, parla di un padre e un figlio, del loro allontanarsi e del loro restare uniti.
Parla dell’unico modo che conosco per realizzare qualcosa: amarlo e metterci tutto quello che si può. Nel corso della storia si intrecciano momenti reali ad altri inventati. Altri ancora sono stati fantasiosamente artefatti per essere, spero, più affascinanti.
Ero partito con l’idea di scrivere un libro per ragazzi, sono arrivato a scriverne uno che, forse, serve più agli adulti. Quello che è certo è che, con queste pagine, mi piacerebbe lasciare una traccia, un messaggio, ai miei figli per primi e, spero, anche a chi leggerà il libro.”





























