Dal minibasket al settore giovanile: un passaggio importante

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Molteplici sono i motivi che portano un bambino/a alla scelta di iniziare a giocare a basket: amici che già lo praticano, genitori che amano questo sport e desiderano farlo provare al figlio/a, non ultimo la possibilità di avere la palestra vicino a casa.

Minibasket: quando tutto ha inizio

All’inizio il rapporto che si instaura tra famiglia e Società sportiva (istruttore e dirigente addetto al minibasket) è piuttosto semplice: i genitori accompagnano il bambino in palestra e parlano con l’istruttore soprattutto dell’indole del proprio figlio, il suo grado di socievolezza, il grado di partecipazione all’interno del gruppo, il suo comportamento a scuola con i coetanei e gli insegnanti e tutto quello che contribuisce a delineare un profilo sufficiente a creare nell’istruttore un’immagine globale del bambino in merito alla sua emotività, sensibilità, grado di adattamento.

I genitori confidano nello sport di squadra, in questo caso il basket , come potenziale spazio di crescita comune all’interno del gruppo per favorire il confronto con i coetanei, il prodursi di nuove amicizie.

L’istruttore accoglie le varie istanze genitoriali ed inizia un percorso dove tutti i bambini, come stabilito dal regolamento del minibasket, giocano e si divertono.

Il compito principale dell’istruttore è quello di tenere alto il naturale entusiasmo del bambino, accogliere le sue difficoltà ed interagire con i genitori su pochi argomenti che generalmente riguardano l’aspetto ludico-motivazionale: si diverte? Sta’ volentieri con i compagni? È attento alle lezioni?

Il periodo del minibasket, al netto di alcune situazioni particolari, è un momento entusiasmante per i bambini e per i loro genitori che li seguono spesso durante gli allenamenti e si appassionano alle prime gare dei loro figli. La Società sportiva, si fa carico di offrire palestre funzionanti e confortevoli, Istruttori preparati e motivati, feste per far stare insieme i più piccoli e i più grandi con premi per tutti.

Il settore giovanile: le cose cambiano

Questo “paradiso” dura più o meno fino ai 12/13 anni quando iniziano i primi campionati giovanili. E qui molte cose si modificano per tutti gli attori protagonisti, ma proviamo a vedere come. I ragazzi iniziano progressivamente ad essere inquadrati in un gruppo squadra ben definito con ruoli tecnico tattici che mettono in evidenza capacità che già si intravedono o da sviluppare con gli allenamenti. E qui inizia già a cambiare qualcosa.

Generalmente nel minibasket gli allenamenti sono due a settimana di circa un’ora/ un’ora e mezza, le assenze sono ben tollerate dagli istruttori e l’impegno sportivo va di pari passo con le varie esigenze familiari.

Quando il bambino/a entra in un gruppo Under 12/13 gli allenamenti sono generalmente tre. L’istruttore, che li ha accompagnati nel percorso di crescita dai 5 anni di età lascia il posto ad un altro istruttore formato per crescere potenziali ”atleti”.

Non è più scontato che tutti giochino, le gare diventano sempre più impegnative e chi non si allena spesso stà poco in campo.
E’ proprio in questo momento di passaggio che diventa fondamentale l’intervento della Società che, attraverso il Dirigente responsabile del Settore giovanile insieme all’allenatore, ha il compito precipuo di informare il giovane atleta, ma soprattutto i genitori, di come si svilupperà il futuro percorso sportivo. Tra i punti principali emerge:

  • Rapporto scuola/studio/sport: gli allenamenti aumentano di numero ed intensità per cui è richiesta una maggiore capacità organizzativa da parte del ragazzo per quanto riguarda l’esecuzione dei compiti scolastici ed una maggiore elasticità da parte della famiglia, in particolare all’inizio della nuova esperienza cestistica del proprio figlio, nei casi in cui si manifestassero difficoltà a conciliare il duplice impegno scolastico/sportivo.
  • Sempre in relazione allo studio è importante far capire alla famiglia che negare, per punire cattivi voti a scuola, allenamenti e gare, è controproducente perché lo sport aiuta lo studio proprio per una migliore organizzazione.
  • Far presente che i metodi di allenamento cambiano, che potrebbero aumentare le richieste e i rimbrotti dell’allenatore perché il gruppo squadra inizia a lavorare su aspetti più vicini all’agonismo che al puro divertimento che prevale nel minibasket.
  • Evidenziare che non sempre sarà possibile per tutti gli atleti stare in campo per la stessa durata di tempo, ma questo rientra nel percorso naturale di crescita di ogni singolo giocatore e ciò richiede pazienza da parte dell’atleta (che generalmente ne ha!!), ma soprattutto da parte della famiglia.
  • Informare i genitori sulla totale disponibilità della Società ad aiutare il ragazzo non solo nell’aspetto sportivo, ma anche nelle possibile difficoltà tipiche dell’adolescenza, con il sostegno di figure a ciò formate.
  • Spiegare che dai 15 anni in poi il ragazzo necessita di un lavoro atletico per migliorare le proprie potenzialità fisiche
    Far presente che, pur senza stravolgere la routine familiare, diventa opportuno che il ragazzo/a tenga un corretto regime alimentare ..importante in assoluto!!
  • Evidenziare ai genitori che, in maniera progressiva, diventa sempre più importante che il ragazzo/a si assuma le proprie responsabilità e che in prima persona impari ad esprimere le proprie idee confrontandosi serenamente con l’allenatore ed i compagni.
  • Chiedere ai genitori, nel limite del possibile, e compatibilmente con le esigenze familiari, di non escludere il ragazzo/a dalle competizioni sportive in programma per feste, compleanni e impegni vari che possono essere procrastinati.

In definitiva sarebbe opportuno che la Società stabilisse una riunione con le famiglie a inizio stagione, una seconda a metà anno di verifica sulle varie problematiche che sono emerse durante l’anno e una consuntiva di fine anno!

Una informazione preventiva sui temi di cui abbiamo parlato sarebbe utile ad evitare disguidi, false aspettative e fraintendimenti con la consapevolezza che la sinergia e il costante confronto tra Società sportiva e famiglia costituisce la formula migliore per formare atleti capaci, responsabili e consapevoli.

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