Carlo Recalcati: storia di una leggenda della pallacanestro italiana

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Carlo Recalcati
Carlo "Charlie" Recalcati

Due scudetti, tre coppe Korac, tre Coppe delle Coppe e due bronzi europei da giocatore, poi tre scudetti, una supercoppa italiana, un bronzo agli Europei, un argento alle Olimpiadi e un oro ai Giochi del Mediterraneo da allenatore. Questo, in cifre, Carlo Recalcati. Ma se si vuole raccontare Carlo Recalcati semplicemente snocciolando il suo palmares, vuol dire che non si è capito nulla, né di lui né tantomeno della pallacanestro. Perchè Carlo Recalcati è di più, molto di più.

L’addio di Carlo Recalcati

Carlo Recalcati è, oggi, innanzitutto un vuoto, quello che ha lasciato dicendo addio, presumibilmente per sempre, ad allenare ragazzi, a sedersi in panchina con loro, ad incitarli dai bordi del campo, dopo essere stato lui stesso, a suo tempo, all’interno di quel rettangolo che lui sa meglio di chiunque altro poter diventare rovente quando ci si gioca qualcosa di importante. Ma, al di là di questo, Charlie Recalcati è anche la penna che riscrive la storia, il sogno olimpico, l’attaccamento ad una bandiera, la voglia di non mollare, il coraggio di ripartire, la forza di dire basta. Senza giri di parole, un grande. Mettetevi comodi, questa è la sua storia.

La storia di “Charlie”

“Charlie”, come lo chiamano tutti, nasce a Milano l’11 settembre 1945, ed ha la passione per il basket. Passione che però pare destinata a rimanere tale quando, a 15 anni, mentre gioca con gli allievi, viene assunto dalla RadioMorselli. Sarebbe il più grande sacrilegio nella storia della pallacanestro italiana, ma due uomini hanno capito tutto: sono Gianni Corsolini, dirigente della Pallacanestro Cantù, e Arnaldo Taurisano, l’allenatore: i due lo convincono a tornare a saltare sotto i canestri a Cantù, dove inizia la vera storia sportiva di Carlo Recalcati.

“Charlie” riesce pure a concludere gli studi in ragioneria prima di dedicarsi a tempo pieno allo sport che occuperà tutta la sua vita, il basket. E’ il 1962 ed ha inizio un connubio unico nel panorama nazionale, con Recalcati che si affermerà come giocatore di primo livello divenendo la bandiera della Pallacanestro Cantù, per la quale andrà in campo 434 volte, facendo incetta di trofei da protagonista: il primo scudetto arriva nella stagione 1967-68 (sono gli anni del “Muro di Cantù”, con i mai domi Burgess, Merlati e De Simone), passa qualche altra stagione e poi arriva un filotto di vittorie niente male, con la “tripletta” in Coppa Korac (1973-1975), cui fa seguito lo scudetto del ’75 e infine un altro trittico, quello in Coppa delle Coppe (dal ’77 al ’79).

Soddisfazioni anche con la maglia della nazionale, con i bronzi agli Europei del 1971 e del 1975, ed anche a livello privato, grazie al matrimonio con Giovanna, dal quale nascono due bambine. Giunto all’età di 35 anni, “Charlie” trova il coraggio di salutare Cantù: ormai a fine carriera, spende le ultime due stagioni in serie B con il Parma, dove inizia a maturare in lui la voglia di essere allenatore. E così sarà, tanto che quello con Cantù sarà solo un arrivederci.

Da giocatore ad allenatore

Infatti, praticamente tra la carriera da giocatore e quella di allenatore passano solo pochi mesi, con la stagione 1981-82 che lo vede alla guida dell’Alpe Bergamo. Una buona palestra prima di tornare nella sua Cantù, dove continua a crescere come allenatore, perfezionandosi e migliorandosi di volta in volta, studiando per diventare grande anche da allenatore. Dopo sei stagioni in Lombardia (quattro volte in semifinale scudetto), è il momento di cambiare: “Charlie” fa le valigie con in mano un biglietto di sola andata per il sud, destinazione Reggio Calabria, dove allena la “Viola”, passata alla storia come “Viola dei miracoli”, quella che nel 1993 arriva vicino alle semifinali scudetto. E’ un trionfo, ed i calabresi gliene saranno grati per sempre.

Le stagioni d’oro di “Charlie”

Dopo le parentesi con Aresium e Celana Bergamo, arriva la chiamata della svolta, quella di Varese, che nel 1997 gli affida la panchina. Prove generali di scudetto alla prima stagione, obbiettivo centrato alla seconda, quando Recalcati va a mettere in bacheca il primo trofeo da allenatore, dicendo poi grazie a tutti per passare alla Fortitudo Bologna, dove si riprende ciò che è suo, con il secondo scudetto in due anni. Non resta che coronare il sogno della Nazionale, che diventa stupenda realtà nel 2001, quando inizia un grande ciclo per i colori azzurri con Recalcati alla guida.

Saranno stagioni d’oro per “Charlie”, che fa bene agli Europei di Svezia del 2003 con il bronzo, fa sognare tutta Italia con l’argento Olimpico ad Atene 2004 e porta a casa il bottino grosso l’anno successivo ai Giochi del Mediterraneo. Nel frattempo, Recalcati ha bussato alla porta della Storia e questa ha aperto accondiscendente con un meritato inchino, visto che “Charlie” può permettersi anche il lusso di allenare in contemporanea Siena, con la quale nel 2004 vince ancora lo scudetto, divenendo il secondo dopo Valerio Bianchi a portare a casa tre scudetti con tre squadre diverse. L’oro dei Giochi del Mediterraneo nel 2005 sarà anche l’ultimo, vero trionfo di Carlo Recalcati, che comincerà una parabola discendente in quanto a trofei continuando ad allenare con la solita grinta ed il solito carisma ancora Varese, poi Sutor Montegranaro, Venezia, di nuovo Cantù ed infine l’Auxilium Torino, per una brevissima parentesi fino al ritiro.

L’addio di Carlo Recalcati

Oggi, Carlo ha saputo dire basta. Dopo 56 anni spesi nel basket, anche questo è un grande atto di coraggio, così come lo è stata tutta la sua carriera, tra il saper scegliere per sé ma anche per gli altri, privilegiando sempre l’aspetto umano, uno dei piccoli-grandi segreti di questa figura:”Con l’esperienza da giocatore e da coach – ha affermato una volta -, ho imparato a conoscere le persone. Per me è importante avere la capacità di interpretare i segnali mandati da chi alleno. Vivere lo spogliatoio da giocatore è stata una grande scuola per capire determinate reazioni. Parto dal fatto che nessuno è perfetto, neppure i più grandi. Il segreto è rendersi conti dei propri limiti, e lavorare sulla squadra perchè ognuno accetti a sua volta i limiti di chi gli sta accanto”. Una massima, un lascito di Carlo Recalcati, che come nei più bei romanzi mischia vita e sport. Come solo i più grandi sanno fare.

Matteo Novembrini BWL

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