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A cavallo tra gli anni ’80 e 90’, la pallacanestro europea si tinse di giallo, il giallo della sgargiante casacca della Jugoplastika Spalato, magari non come si dice nell’ultima di copertina, “la squadra più forte di sempre vista ad est di New York”, ma sicuramente una delle più attrezzate ed emozionanti da vedere nella storia del basket continentale.
Del resto, trent’anni dopo, basta scorrere il roster di quella leggendaria formazione per rendersi conto di quanti e quanto grandi fossero i talenti che ne infarcivano il roster. Volete qualche nome? Sicuramente l’all around Toni Kukoc, poi protagonista di una splendida carriera in NBA dopo aver deliziato i palasport italiani con la casacca della Benetton Treviso, e Dino Radja, anche lui protagonista nella NBA dopo essere passato nel Belpaese, con la Virtus Roma. Tanto per capire, stiamo parlando di due atleti che hanno avuto l’onore di essere inseriti nella “Hall of Fame”, la massima onorificenza che può essere concessa ad un giocatore di basket.
Toni e Dino, Dino e Toni, ma non solo, c’erano anche altri talenti sopraffini, magari non di quel livello ma comunque assoluti protagonisti di una squadra leggendaria: la guardia dal tiro mortifero Velimir Perasovic, l’ostico centro Goran Sobin ed il più giovane Zan Tabak, anni dopo visto anche in Italia, a Livorno prima e Milano poi. La chioccia era Dusko Ivanovic, altra guardia con il canestro nel sangue. Proprio quel Dusko Ivanovic che, da grande, si è affermato come uno dei “guru” europei della panchina con Saski Baskonia, Barcellona ed ancora Saski Baskonia.
Una squadra fenomenale, fatta di giovani talenti lanciati nel mondo dei grandi dall’ex grande playmaker “Moka” Slavnic, visto con buoni risultati anche a Caserta, e poi esplosi sotto le amorevoli cure di Bozidar “Boza” Maljkovic che seppe condurre una banda di “mocciosi” fino alle vette d’Europa. Già perché i gialli di Spalato dominarono la Coppa dei Campioni per tre anni di fila, i primi due sotto la guida del “guru” Maljkovic, il terzo con Zeljko Pavlicevic in panchina ed un po’ di Italia, quella del nuovo sponsor Pop84.
La storia affascinante di una squadra leggendaria è raccontata nel bel libro di Simone Galeotti, edito da Urbone Publishing, che offre una panoramica molto dettagliata non solo degli eroi di giallo vestiti ma anche della pallacanestro dell’ex Jugoslavia del tempo, autentica fucina di talenti. La storia parte da lontano e, in 120 pagine scritte con stile fluente e ricco di citazioni virgolettate, segno di un lavoro di ricerca assolutamente da rimarcare, tratteggia alla perfezione l’epopea di una squadra nata per casa ma poi destinata a rimanere nella storia, meglio nella leggenda, del basket europeo, tanto che negli appassionati che hanno i capelli sale e pepe, come il vostro autore, a leggere l’opera sono tornate in mente le partite della compagine di Spalato, magari trasmesse in ore antelucane, accompagnate dall’incessante coro “Ju-go-pla-sti-ka, Ju-go-pla-sti-ka….”
Insomma, al netto delle tante, troppe, imperfezioni ortografiche, evidentemente dovute ad una poco accorta correzione di bozze, un volumetto tutto leggere, per immergersi nel clima del basket slavo ed europeo a cavallo degli anni ’80 e ’90, fatto di tanto talento sul parquet e di ancor maggiore passione sugli spalti. Nota di merito, l’autore, che scrive per puro diletto, destina tutti i proventi dei suoi libri ad iniziative di beneficenza.
Le parole dell’autore, Simone Galeotti
Ai microfoni di Basket World Life, l’autore del libro Simone Galeotti racconta la genesi dell’opera: “Mi sono sempre chiesto perché si scriva così poco di basket europeo, sembra quasi che soffriamo di un disdicevole complesso d’inferiorità verso il mondo cestistico americano, eppure qui abbiamo avuto delle squadre che hanno fatto la storia del gioco, lo hanno sviluppato ed evoluto, una di queste squadre è stata la Jugoplastika Spalato che a cavallo degli anni ’80/’90 conquistò tre coppe dei Campioni consecutive proprio mentre la sua nazione si avviava a scivolare dentro una terribile guerra intestina.
E allora ci ho provato, ci sono voluti un paio di viaggi a Spalato e tanta ricerca su siti e riviste del periodo fino a che il filo del discorso mi è apparso abbastanza chiaro e spero degno di essere messo su carta. Cosa ha rappresentato quella Jugoplastika? Spregiudicatezza? Concretezza? Oppure entrambe le cose? Io direi un mix del periodo, bello, impossibile e irripetibile. Basket vero, con la B maiuscola, tanta tattica e tanta tecnica, molta spassionatezza e altrettanta voglia di giocare, divertirsi e divertire. L’Oro di Spalato, insomma, per chi alle schiacciate gonfiando i muscoli alle volte preferisce un tenero appoggio al tabellone, in fondo sono sempre due punti”.
L’autore
Simone Galeotti, nato a Siena nel 1973, laureato in Storia Moderna ma onorevolmente libero professionista in altro campo, ogni tanto scrive qualche libro su storie che gli passano in mente cercando di dosare una giusta prosa allo scorrere degli eventi, per il resto grande appassionato di calcio (soprattutto britannico) ma il basket, oddio, il basket per lui è un’altra cosa.

Photocredits: Maršal Marmont




























