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Il basket oltre ad essere uno tra gli sport al mondo più conosciuti, amati e praticati è anche un’occasione per tanti di riscattarsi, di avere una seconda opportunità nella vita. Uno sport che richiama l’inclusione, la condivisione, la partecipazione e collaborazione continua tra i componenti del team. Attività sportiva che non si limita alle sfide sul campo, ma continua la sua missione educativa superando tutti i confini possibili ed immaginabili. Proprio questo potere, che agli occhi di qualcuno potrebbe sembrare invisibile, fa di questo sport qualcosa di straordinario ed unico. Capire che giocare, allenarsi, dare il meglio di se stessi va ben oltre le vittorie ed i trofei è importantissimo per vivere nel vero senso della parola l’anima della pallacanestro. Basket che in molte realtà diventa opportunità, una rivincita personale, un modo per affermarsi e dimostrare il proprio valore, anche quando tutti remano contro ed hanno perso la fiducia in te. Un messaggio innovativo ed originale arriva dalla serie documentario Q Ball, che ci presenta un’altra faccia della pallacanestro, quella giocata in carcere.

Q Ball: l’altra faccia del basket

Q Ball è una serie documentario, disponibile anche su Netflix, che affronta il basket da una nuova angolazione. La pallacanestro giocata all’interno di un carcere di massima sicurezza, tra i detenuti che hanno formato una vera e propria squadra, con player che, se non fossero finiti in prigione, sarebbero sicuramente stelle affermate della pallacanestro. In questa produzione, la pallacanestro è l’elemento collante che unisce i detenuti, alla ricerca del riscatto, ma non è tutto in quanto questo sport diventa una sorta di strumento di rieducazione, alla ricerca di una seconda opportunità. Ci troviamo nel carcere di massima sicurezza di San Quentin in California Usa, che ospita circa 4 mila detenuti, privati delle proprie libertà personali, perché riconosciuti colpevoli di vari crimini.

Il documentario vuole, non solo mostrare la vita da carcerati, ma anche essere un mezzo per sensibilizzare sull’importanza di puntare al recupero ed alla preparazione verso la futura libertà. In carcere ovviamente ci si va per aver commesso dei crimini, ma non tutti i carcerati sono uguali. Come viene fuori da Q Ball, ci sono persone cattive che non si sono pentite e continueranno a fare del male, ma ci sono anche tante altre che hanno capito l’errore e sono pronte a cambiare rotta se solo avessero una seconda occasione.

I tre capitoli di Q Ball

Il documentario di suddivide in tre capitoli:

  • Giocare a basket al Q;
  • Se commetti un crimine poi devi pagare;
  • Riprendersi la propria umanità.

Il regista, che ha voluto presentare il basket sotto una nuova sfaccettatura, è Michael Tolajian. Lo scopo primario della produzione, è quello di mostrare al pubblico di poter rieducare chi ha sbagliato anche attraverso la pratica di uno degli sport più amati al mondo. A San Quentin c’è una vera e propria squadra di basket, i San Quentin Warriors, che affrontano i Golden State Warriors.

Allenarsi e competere diventa un vero e proprio impegno affrontato con passione ed amore verso questo sport. Alcuni di loro, sperano di essere notati e di avere la possibilità di diventare qualcuno nel mondo del basket. Certo si tratta di un sogno, ma anche i sogni aiutano in prigione a sopravvivere. Un documentario che unisce la forza del basket ai sentimenti tipici che dominano dietro le sbarre, un mix di speranza, di forza, di volontà, energia, ma anche di frustrazione, rabbia e spavento. In fondo, la pallacanestro è anche questo e non smetterà mai di stupirci, di emozionarci e di catturarci con il suo infallibile e persistente fascino.

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Web editor e copywriter freelance

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