Sono ormai più di trent’anni che la Jugoslavia si è dissolta, e non certo in modo pacifico, ma il basket di quel paese, con i suoi tanti campioni, in un numero quasi inspiegabile per un paese così piccolo, continua, anche a distanza di così tanto tempo, a far parlare, e scrivere, di sé. Ma qual è lo stato di quel movimento che in passato ha visto nascere e crescere talenti di valore assoluto come i compianti Drazen Petrovic, il primo europeo in grado di affermarsi anche nella mitica NBA, e “CresoCosic, uno che, se fosse nato qualche lustro dopo, avrebbe frequentato con assiduità i parquet d’oltreoceano, e non certo da comprimario. Senza tralasciare Kukoc, Radja, Tabak o, andando ancora più a ritroso nel tempo, “mitraglia” Dalipagic, Kicanovic – ai tifosi di Pesaro viene ancora la pelle d’oca a sentirlo nominare – o “genio e sregolatezza” Mirza Delibasic, uno che ci ha lasciato davvero troppo presto.

Una domanda alla quale cerca di dare una risposta il giornalista Matteo Cazzulani, uno dei massimi esperto del basket degli ex paesi slavi. Un libro, “Basket Adriatico”, dal quale traspare evidente l’amore di Cazzulani per il basket slavo, il suo vero, e finora unico, amore cestistico; ed allora ecco le tante storie che emozionano soprattutto chi, come chi scrive, quel basket lo ha vissuto dal vivo, vedendo evoluire sui parquet italiani tanti giocatori provenienti da quei paesi, in una sorta di salto nel passato che fa venire davvero la pelle d’oca.

Non potrebbe essere il contrario a leggere dell’eterna sfida tra due autentici “guru” di quel basket come Zeljko Obradovic e Dusko Ivanovic, due tra i migliori allenatori del vecchio continente, affrontatisi decine, per non dire centinaia, di volte prima in campo e poi in panchina, con Jugoplastika – una pietra miliare nella storia del basket slavo -, Stella Rossa e Partizan Belgrado.

Ed a proposito di sfide, non poteva certo mancare un passaggio su quella che da sempre incendia i palasport, il sentitissimo derby di Belgrado tra i biancorossi ed i neri, in due parole Stella Rossa e Partizan, un derby che ciascun appassionato di basket almeno una volta nella vita dovrebbe vivere dal vivo per ammirare la passione, a volte anche eccessiva, delle rispettive tifoserie, un qualcosa che al di là dell’Atlantico, ma anche del solo Adriatico, si sognano.

Ma qual è l’attuale stato dell’arte del basket jugoslavo, e della Lega Adriatica che, al di là della partecipazione all’Eurolega di Partizan e Stella Rossa, quel basket rappresenta? La risposta di Cazzulani, uno che, come dice lui stesso nel prologo, è cresciuto, lui di Cesenatico, guardando al basket dall’altra parte del mare, parla di un campionato “davanti ad un bivio, sospeso tra un passato glorioso ed un futuro tutto da scrivere”, a maggior ragione considerando i nuovi ingressi nel torneo, in primis il Dubai Basketball, terzo nella classifica finale dell’ultima stagione regolare, ma anche quelli di Vienna e Cluj, ai nastri di partenza nella ormai imminente prossima stagione.

Le parole dell’autore Matteo Cazzulani

Matteo Cazzulani è uno dei giornalisti più esperti del basket dell’ex Jugoslavia, tanto che segue da ben 11 anni, gli ultimi due per la prestigiosa testata Basket Magazine, la Liga Adriatica. In esclusiva ai microfoni di Basket World Live racconta il suo grande interesse per il basket d’oltre Adriatico, dal quale l’opera tra origine:

Il libro è legato al mio interesse per il basket jugoslavo, che ho sempre seguito fin da piccolo; del resto, ho sempre considerato quello slavo come il basket per eccellenza. Il libro nasce al termine di un lavoro di due anni, nei quali ho raccolto materiali, contributi ed interviste, anche se bisogna dire che la scintilla per la stesura dell’opera me l’ha data una intervista con Zan Tabak che mi ha spinto a scriverlo. Inoltre, considerato che nelle ultime finali della Liga Adriatica i giocatori jugoslavi si contavano sulle dita di una mano, mi è sovvenuta la domanda su quale sia lo stato del basket d’oltre adriatico, e di cosa sia rimasto di quel fantastico basket, domanda a cui ho cercato di rispondere nel libro”.

in copertina Toni Kukoč e Dino Radja                                                                    Photocredits: Maršal Marmont

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