Sarunas Jasikevicius adesso è uno degli allenatori, guida i turchi del Fenerbahce, più rinomati del basket europeo, ma, da giocatore, ha scritto pagine importantissime, nella storia della pallacanestro europea, della quale è stato sicuramente uno dei talenti più cristallini. “Nato sovietico e cresciuto lituano”, come dice nella quarta di copertina lo stesso Sarunas, il ragazzo di Kaunas ha, infatti, vissuto una carriera straordinaria, punteggiata dalla conquista di tanti, tanti trofei.
Una storia particolare, quella del playmaker lituano, che lo stesso Jasikevicius racconta nel suo bel libro “Vincere non basta. La mia vita il mio basket”, una sorta di autobiografia scritta a quattro mani con Pietro Scibetta.
Oltre 250 pagine, per l’esattezza 256, edite da Add Editore, che rappresentano una full immersion nel basket europeo, senza trascurare le parentesi americane del protagonista, nonché autore, dell’opera, alle quali sono dedicati due capitoli, il quarto, intitolato “college”, e l’undicesimo, dal titolo “National Basketball Association”.
Già, perché proprio dagli Stati Uniti parte la storia di Jasikevicius, con la scelta di frequentare prima l’High School, alla Solanco, e poi l’università – Maryland University – proprio al di là dell’oceano, una scelta ai tempi non certo comune per un ragazzo “nato sovietico”.
Nel 1988, terminata l’università, ecco il ritorno in Europa, complice anche la mancata scelta nel draft NBA, a Vilnius. Proprio da quella stagione inizia la sua splendida carriera, in Slovenia prima e con la definitiva esplosione con il Barcellona poi, che ebbe l’occhio lungo a scovarlo con la casacca dell’Olimpia Lubiana. In Catalogna Sarunas diventa il top assoluto per quanto riguarda i playmaker del Vecchio Continente, regalando ai tifosi “blaugrana” tanti trofei ed ancora più talento.
Nelle tre stagioni in Spagna porta a casa una Eurolega, nel 2003, la prima delle quattro conquistate dal fuoriclasse lituano. Chiusa la parentesi iberica ecco quella in Israele, con due grandi slam conquistati (Campionato, Coppa israeliana ed Eurolega) con la gialla casacca del Maccabi Tel Aviv. Numeri straordinari che, uniti al suo indiscusso talento, gli valgono il ticket per il dorato mondo della NBA, una sorta di rivincita verso un movimento che lo aveva respinto solo pochi anni prima.
Ad invogliarlo, i 12 milioni di dollari messi sul tavolo dai Pacers per portarlo in indiana dove rimane, a dir la verità senza lasciare troppo il segno, una stagione e mezzo, prima di passare ai Golden State Warriors, coach Don Nelson, con cui raggiunge la semifinale di conference, perdendo contro gli Utah Jazz. Risultati buoni, ma non eccezionali, che convincono Sarunas a tornare, stavolta definitivamente, in Europa, ingolosito dai sette milioni offerti dal Panathinaikos.
In Ellade diventa l’idolo dell’“Oaka” guidando i verdi di Atene a tre titolo greci ed alla quarta personale Eurolega; una esperienza favolosa, con il neo, il brutto neo, di un infortunio al ginocchio che lo tenne ai box per molti mesi, di fatto il primo passo verso il tramonto della carriera. Tramonto attraversato con le maglie del Fenerbahce, dopo una breve parentesi nella natia Lituania, a Vilnius, del Pana, del Barcellona e dello Zalgiris Kaunas, sempre da cavallo di ritorno.
Proprio il fatto di essere tornato spesso dove aveva già giocato è un po’ il “fil rouge” della sua carriera, e conseguentemente del libro, a palese testimonianza di quanto Sarunas non solo fosse un giocatore illuminato, ma anche una persona in grado di farsi ben volere da tutti, siano essi turchi, greci, catalani o lituani.
Il libro attraversa tutta la carriera di Sarunas, ed è un modo per rivivere e, chiudendo gli occhi, rivedere le gesta di tre lustri di Eurolega, nel quale i meno giovani troveranno grandi giocatori che della massima manifestazione continentale hanno scritto la storia.
Ne esce un ritratto divertente dello Jasikevisius cestista sopraffino ma anche del Sarunas persona affabile e divertente, brava a superare quelle difficoltà tipiche di un ragazzo dell’est Europa degli anni ’70. Leggendolo si riescono anche a scoprire particolari inediti, quelli della sua infanzia o dei suoi primi passi con una palla arancione in mano, di un uomo, prima che un cestista, “nato sovietico e cresciuto lituano“, bravo a realizzarsinon solo sul parquet ma anche nella vita, perchè, come dice lo stesso Sarunas “ho due figli meravigliosi, Aila e Lukas”
Il tutto raccontato con un stile non certo ampolloso e ridondante, ma semplice ed immediato che magari non soddisferà i puristi ma arriva dritto al cuore e rende il libro scorrevole e divertente tanto che ti ritrovi a leggere decine e decine di pagine quasi senza accorgertene.
Ognuna di esse serve a comprendere sempre più e sempre meglio il valore, come player e come persona, di “Jasi” che non a caso, dopo aver scritto questo libro, ricordiamolo vecchio di ormai quasi un decennio, è diventato uno dei migliori allenatori d’Europa, come raccontano, ai tempi in cui guidava il Barcellona, i due titoli di “coach of the year” della Liga ACB, forse la più competitiva del mondo dopo la mitica NBA, e le “Final Four” di Eurolega raggiunte, con il Fenerbahce, lo scorso anno, perfetto “continuum” con la splendida carriera da giocatore, ben evidenziata dal titolo di “Euroleague Basketball Legend” ricevuto nel 2015.

Photocredits: Savino Paolella




























