Capitano dentro e fuori dal parquet. Andrea Grosso è tornato a Taranto la scorsa settimana seppur per pochissimo tempo e rigorosamente per motivi lavorativi. Ha rivisto la città che lo “adottato” per sei mesi e di cui si sente oramai cittadino ad honorem ma soprattutto ha potuto riabbracciare i suoi amici e compagni di squadra del posto, da Bitetti a Pannella passando per Salerno e qualcuno dello staff compreso il team manager Salvatore Massari.

Andrea Grosso (Cus Jonico)
il capitano del Cus Jonico taranto Andrea Grosso in azione (foto Aurelio Castellaneta)

Un’emozione unica ma anche l’occasione per tornare indietro con la mente e con il cuore, rigorosamente da capitano, a quello che è stato e che sarà: la stagione, le gioie, i rimpianti per lo stop, il coronavirus e, perché no, il futuro.

Andrea come è stato tornare a Taranto dopo quasi tre mesi?
Devo dire che è stato davvero piacevole. Quando ho attraversato il Ponte Punta Penna, rivedere la città mi ha trasmesso le classiche vibrazioni positive, difficili da spiegare a parole.

Hai rivisto vecchi compagni, dirigenti, lo staff, che cosa vi siete detti?
Ho avuto il piacere di salutare qualche compagno di squadra e alcuni membri dello staff… mi sarebbe piaciuto rivedere tutti ma non ne ho avuto il tempo! Abbiamo parlato del più e del meno e di come abbiamo passato questo periodo particolare, esprimendo più volte il rammarico per non aver potuto concludere una stagione che era arrivata al suo momento più bello!

Riesci a fare un breve riassunto di quel giorno di tanto tempo fa in cui vi è stato comunicato “basta, non si gioca più, tornate a casa” e successivamente “la stagione è finita”? Che cosa hai provato come giocatore, come uomo e come capitano?
Difficile dimenticare quei giorni! Sicuramente non mi permetto di entrare nel merito della decisione di fermare tutto, anche perché stiamo parlando di una pandemia e di troppe persone che purtroppo non ci sono più… posso dire però che condivido pienamente la posizione della nostra società. Dal lato sportivo è stato come un risveglio brusco da un bellissimo sogno… col rimpianto di non sapere come sarebbe andato a finire…

Soprattutto vi hanno spezzato un gran sogno, stavate andando forti. Ne avete riparlato nei giorni successivi, col coach o fra compagni?
Quando è capitato di parlarne col coach, con lo staff o coi compagni è emerso sempre un grande dispiacere perché ognuno di noi avvertiva che c’erano tutti i presupposti giusti per giocarcela fino in fondo… ho pubblicato su Instagram un post subito dopo il triste annuncio della fine dei giochi e forse la mia frase poteva sembrare retorica o banale, ma era effettivamente ciò che pensavo… la squadra era forte e lunga con un gruppo super che non è mai scontato, lo staff molto competente, la dirigenza presente ed appassionata e che non ci ha fatto mancare niente… dulcis in fundo la città stava rispondendo alla grande. Insomma, in poche parole, un grande peccato…

Come e dove hai passato il tuo lockdown?
Ho passato il lockdown a casa mia a Pescara, tra allenamenti, studio, lavoretti in casa e svaghi vari… nella “tristezza sportiva” penso che non bisogna dimenticare la fortuna sul lato umano di non aver avuto problemi di salute, e in un periodo come questo che l’umanità sta affrontando chi ha avuto questa fortuna non si può assolutamente lamentare.

Al di là di quello che vi siete detti con i dirigenti, ti piacerebbe restare a Taranto il prossimo anno, al di là di quando si tornerà a giocare?
In questo momento tutto è una grande incognita… siamo nel periodo del fantabasket quindi è difficile fare discorsi concreti visto che non si sa quando e come si riprenderà. Quello che posso dire con certezza è che in questi mesi a Taranto sono stato davvero benissimo, ed è mancata la parte più bella quindi figuriamoci… inoltre sono una persona a cui non piace lasciare le cose incompiute e a metà…

 

Area Comunicazione Cus Jonico Basket Taranto                                                                 (foto Aurelio Castellaneta)

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