Dopo un primo giorno all’insegna dei colloqui individuali con tutti i giocatori, è arrivo anche il momento del debutto di Fabio Di Bella davanti ai microfoni. Prima di dirigere la prima seduta, il neo coach pavese ha incontrato la stampa. Ne è scaturita una chiacchierata decisamente particolare, visto che, per intervistato e intervistatori, è stata davvero un’inedita “prima volta”. Un canovaccio nuovo, tematiche ovviamente differenti rispetto a quelle affrontate migliaia di volte durante la carriera di un giocatore che, in riva al Ticino, ha aperto da “golden boy” locale e chiuso da pluridecorato capitano una carriera di altissimo profilo. Vederlo in tuta da coach fa, tutt’ora, strano ma anche l’occhio di abituerà presto. L’uomo non ha variato di una virgola un registro espressivo che è rimasto sempre improntato all’umiltà, al rispetto, alla concretezza e alla serenità. Tutte cose di cui questa Riso Scotti Punto Edile, ancora impantanata in una partenza complicata, ha un tremendo bisogno.
Quanto è stata inaspettata questa chiamata?
Abbastanza. Io sto lavorando molto con Here You Can (società fondata dal padre Aldo e attualmente gestita da Fabio insieme alla sorella Paola, ndr) per il basket giovanile, per continuare a tener viva la passione per la pallacanestro nella nostra città, non ero il profilo classico dell’allenatore in attesa di chiamata. Certo, quando sono stato contattato, mi si sono illuminati gli occhi. Amo la pallacanestro, voglio mettermi in gioco, ho pensato che il fatidico momento ” o ora o mai più” fosse arrivato ed eccomi. Dedicherò giorno e notte a questa squadra, per mettere in condizione i ragazzi di rendere al meglio. Spero che i tifosi, per i quali sono stato fino ad oggi “il capitano” possano iniziare ad immaginarmi come allenatore. La società mi ha onorato della sua fiducia. Io ho l’entusiasmo di quando ero qui come giocatore nel 2000, spero di portare la mia serietà nel lavoro, il rispetto che do e che pretendo da tutti”.
Da giocatore hai sicuramente vissuto l’esperienza di un cambio di coach in corsa, cosa serve in queste situazioni?
“Sono consapevole di avere davvero poche esperienze di panchina, ma aver avuto allenatori come Recalcati, Sacripanti, Markovski mi ha lasciato non solo nozioni tecniche e tattiche ma, soprattutto, insegnato l’importanza della fiducia. Confidenza con l’allenatore, fiducia nella pallacanestro. Credo che in questa fase sia questa la principale componente da ritrovare per la squadra. Ai ragazzi va fatta ritrovare una serenità che, per svariati motivi, manca e che ha impedito un rendimento all’altezza delle qualità che il gruppo possiede”.
Come hai trovato la squadra?
“Ho trovato ragazzi disponibili, molto predisposti al lavoro. Con un sorriso da ritrovare. Ma ci lavoreremo in questi primi giorni. Conosco Baldiraghi, sia come persona che come coach, e so che il lavoro svolto da lui è dallo staff è stato fatto molto bene. Ci vorrà tempo per toglierci di dosso “la scimmia” dei risultati che non sono arrivati. Situazione che ho vissuto molte volte in carriera. Fino all’altro giorno, praticamente, ero giocatore e serve serenità, so quanto sia difficile sentirsi sotto pressione, voler rendere di più e non riuscirci. Bisogna ritrovare entusiasmo, il gruppo che ho trovato è ottimo: tutti allineati, tutti desiderosi di far bene per Pavia”.
Tra tutti quelli che hai avuto, c’è un coach che prenderai a modello?
“Domanda che mi è stata rivolta tantissime volte, anche dagli amici, quando giocavo. La mia forza, da giocatore, è stata quella di non avere un solo modello da seguire ma, seguendo le indicazioni che mi ha sempre dato mio padre Aldo, cercare di prendere il meglio da tutti. E, quando dico tutti… ne sono molto convinto. Credo che, anche all’interno del mio staff, sia possibile ascoltare tutti, prendere le cose positive e continuare ad imparare. L’ho fatto con i vari capitani e coach che ho incontrato durante la mia carriera, ho intenzione di farlo anche da allenatore”.
Prima che a livello tecnico, interverrai, quindi, a livello psicologico?
“Quando parlo di serenità mi riferisco anche al gioco. Una squadra serena è una squadra che si sente “comoda” in una situazione di gioco. Ma per sentirsi “comodi” serve ritrovare fiducia in se stessi. Se manca, è difficile trasmetterla agli altri. Ovviamente non siamo in fase di programmazione di una stagione, ma abbiamo obiettivi nel breve periodo. Il primo è tornare a sentirsi “comodi” su piccoli dettagli, su piccole situazioni, ritrovare quel che i ragazzi sono capaci di fare. Da li si ricostruisce il tutto. Attraverso piccole regole, piccole indicazioni a cui appoggiarsi in questo momento di difficoltà”.
Paolo Rappoccio – Area Comunicazione Omnia Basket Pavia




























