Inutile girarci intorno, in questo momento storico della nostra pallacanestro, tra i patri confini l’Olimpia Milano non ha rivali. Non a caso, infatti, la formazione biancorossa ha conquistato il quarto trofeo consecutivo, portando a casa la Supercoppa, dopo aver messo in bacheca, in rapida successione, quella dell’anno precedente, la Coppa Italia e lo scudetto. Chapeau..

Il poker è arrivato grazie alla vittoria nelle “Final Four” di Tortona, con il successo in finale contro l’Umana Reyer Venezia, al termine di un confronto davvero vietato ai deboli di cuore. Infatti Milano, uscita dai blocchi di partenza a velocità supersonica, sembra ipotecare il trofeo già a metà del secondo quarto, quando Guduric e compagni allungano fino al +19. La Reyer però non si arrende e, piano piano, riprende gli avversari, tanto che alla fine del terzo periodo il confronto è in bilico, come dicono i soli due punti di vantaggio Olimpia.

Nel periodo finale, Milano sembra in controllo, accumula nove lunghezze di vantaggio a 3’20” dalla fine, ma la Reyer lotta come un leone ferito e passa addirittura in vantaggio, con una tripla di Watson, a 26” dalla fine. Bolmaro, protagonista di una gran prova, però impatta la partita a quota 79, dopo un rimbalzo d’attacco, a seguito di un errore di Guduric. Anche nel supplementare è battaglia vera, fino alla strappo di Milano, alla fine a bersaglio con il punteggio di 94-87 che vale la conquista del primo trofeo stagionale.

Con questo successo, Poeta entra nel ristretto gotha degli allenatori, sono otto, che hanno vinto tutti e tre i trofei nazionali, niente affatto male per un allenatore così giovane.
Tornando alla partita, da sottolineare la prova dell’MVP Moses Wright, autore di 23 punti, con 6/6 dal campo; davvero una due giorni da incorniciare per il nuovo strangers dell’Olimpia, che in due partite segna 43 punti con 15/18 da due, 14 rimbalzi e ben 11 falli subiti. In casa Milano, bene anche Bolmaro, 17 punti uscendo dalla panchina, con 5/12 al tiro, e Guduric, 15 con 5/10. Nei lagunari, 18 del metronomo Wiltjer (5/8), 15 di Parks (4/7) e 13 a testa di Watson (5/16) e Tessitori, che aggiunge anche 10 rimbalzi per una doppia doppia assolutamente da segnalare.

Per Milano la vittoria rappresenta il modo migliore per approcciarsi all’esordio in Eurolega, previsto per venerdì prossimo sul sempre caldissimo parquet del Partizan Belgrado. Sempre venerdì debutta in Eurolega anche l’altra rappresentante italiana, la Virtus Bologna; pure i felsinei saranno di scena in trasferta, sul parquet del Fenerbahce.

Tornando alla Supercoppa, da ricordare anche il modo in cui Olimpia Milano e Reyer Venezia erano arrivate alla finalissima; i lombardi avevano agevolmente battuto l’altra grande del nostro basket, la Virtus Bologna, rendendo amara, amarissima, la prima sulla panchina delle “V Nere” del nuovo coach Mumbrù. Infatti Milano chiude i giochi già con il 40-23 del primo tempo, per poi strappare il ticket per la finale con il punteggio di 80-71. Nell’Olimpia 20 di Wright, con 8/13 dal campo, e 8 rimbalzi, in casa Virtus 14 di Edwards che chiude con un pregevole 5/6 a tiro.

Nell’altra semifinale, invece, la Reyer aveva regolato i padroni di casa della Bertram Tortona, che pure aveva chiuso il primo tempo con nove lunghezze di vantaggio, sul 56-47. Nel secondo tempo, però, l’attacco di Fioretti si inceppa, segna soli 34 punti ed alla fine è la Reyer a centrare la vittoria, con il punteggio finale di 98-90. Ai padroni di casa non bastano i 17 di Hubb, con 4/7 da tre, ed i 20 di Gorham (7/7 da due), di fronte ai quattro in doppia cifra della Reyer, che ha 19 punti da Watson (6/10 dal campo), 16 da Wiltjer e 14 da Candi.

IL TABELLINO DELLA FINALISSIMA

Olimpia Milano – Reyer Venezia 94-87

Parziali: 22-8; 42-32; 56-54; 79-79; 94-87

Olimpia Milano: Cole, Hall 8, Guduric 15, Peters 12, Wright 23, Bolmaro 17, Thompson, Tonut, Ricci 10, Diop 9, Floccadori, Akele. All. Poeta
Reyer Venezia: Watson 13, Candi 8, Parks 15, Wiltjer 18, Tessitori 13, Maretto 2, Olinde 2, Bowman 11, Boakye 5, De Nicolao, Grant. All. Spahija

Photocredits: Savino Paolella

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