Di libri su Shaquille O’Neal ne sono stati scritti molti, del resto stiamo parlando non soltanto di uno dei più grandi giocatori di basket di tutti i tempi, ma anche di un uomo dalle mille facce, dalla debordante simpatia e dalla multiforme personalità.

Quello di Davide Torelli, un nome una garanzia, è forse il più completo di tutti, non a caso il sottotitolo è “la biografia definitiva di The Big Diesel”, uno dei tanti, innumerevoli nickname dell’ex centro, tra gli altri, dei mitici Los Angeles Lakers.

Ne volete qualcuno? Big Diesel, Big Daddy, The Real Deal, The Big Aristotle, Shaq e chi più ne ha più ne metta. Al di là delle varie sfaccettature, però, “Shaq”, che poi è il soprannome più famoso, è stato sicuramente uno dei centri migliori nella lunga storia della NBA.

Lo dice la sua bacheca, nella quale luccicano i quattro anelli di campione NBA, lo dicono le sue statistiche, difficilmente replicabili, tra i centri, in tutto il percorso del mitico campionato a stelle e strisce. Stiamo parlando di un talento dai numeri enormi come enormi erano le sue scarpe, un incredibile, ma vero numero, 57: 28.596 punti, 13.099 rimbalzi e 2.732 stoppate, tanto per citare le più importanti.

Nella mitica NBA O’Neal è rimasto due decenni, facendo la storia della lega, partendo dagli Orlando Magic, per poi trovare il suo top con i Lakers, con cui è stato pilastro assoluto del “three-peat” della compagine guidata da Phil Jackson dal 2000 al 2002, tre anni nei quali Big Diesel è stato, con Kobe Bryant e forse anche più di Kobe Bryant, il giocatore migliore. Dopo i Lakers, lasciati per le evidenti frizioni con coach Jackson e Kobe, un altro titolo, a Miami, sotto le grinfie di un altro guru del basket mondiale, Pat Ryley.

Poi il tramonto, forse più brusco di quanto si potesse pensare, a Phoenix, quando a sorpresa non fu selezionato per l’“All Star Game”, e Cleveland per poi concludere una carriera straordinaria, con 37 partite con la canotta dei grandi avversari, ai tempi dei Lakers, i Boston Celtics, comunque sempre sfiorando la doppia cifra alla veneranda età di 38 anni.

Una carriera infinita, che lo ha designato tra i più grandi di sempre, forse l’ultimo, vero centro in grado di dominare la Lega, che Shaq è stato bravo a capitalizzare anche dopo aver appeso le scarpette al classico chiodo ed aver messo su qualche o, meglio, più di qualche, chilo di troppo, come, a dir la verità, spesso accadeva ai tempi in cui giocava.

Aiutato anche da una grande autostima – celebre la frase, riportata nell’ultima di copertina “Io sono Superman, e l’unica cosa che può uccidermi è la Kryptonite. Che guarda caso non esiste”, Shaq da giocatore di successo è diventato uomo di successo, con esperienze di rapper, attore, conduttore televisivo e businessman.

Tutto questo, è raccontato con dovizia di particolari, nel bel libro di Torelli, 412 pagine scorrevoli e ben scritte, nelle quali l’autore analizza non solo la carriera sportiva di Shaq, ma tratteggia le persone che lo hanno accompagnato, e spesso sono stati artefici, nel suo successo. Un libro, però, che parla di Shaq ma non solo di Shaq, ma è anche un modo per rivivere, in modo chiaro e godibile anche da parte di chi, magari, a quei tempi non era ancora nato, 30 anni, forse i migliori, della pallacanestro “stars & stripes”.

Ad aggiungere valore ad un’opera già stupenda, la superba prefazione – da sola vale il prezzo del libro – che parte dal nome di Charles Edward Shackleford, uno dei più grandi “what if” della pallacanestro americana, più conosciuto come “Shack” per, giocando proprio sul nickname del centro assoluto protagonista dello storico scudetto della Juve Caserta, di cui era impareggiabile centro, tragicamente deceduto qualche anno fa, arrivare a “Shaq”, che invece del suo soprannome ha fatto un marchio di fabbrica.

Un incipit inatteso, quasi geniale nella sua originalità, che rende, fin dalle prime parole, il libro coinvolgente ed emozionante, seguendo, in questo senso, un sottile fil rouge dalla prima all’ultima pagina.

L’AUTORE (dal sito della casa editrice Diarkos)

Davide Torelli (Montevarchi, 1984). Si laurea all’Università degli Studi di Firenze in Media e giornalismo, collaborando negli anni con numerose testate di informazione locale, sia cartacee che online. Appassionato di pallacanestro dalla tenera età di sei anni, fonda il canale Youtube BIG3 (ex Nba Week), scrivendo contenuti per siti del settore come True Shooting e The Shot. Produce contemporaneamente due podcast sul tema, entrambi in collaborazione con Andrea Franceschini di Nba Revival Zone: 3&Drink Podcast e Storie Nba. Nel 2019 ha pubblicato il saggio storico Nikolaj Bujanov, il partigiano che dette la vita per Cavriglia, nel 2020 So Nineties. Il decennio dorato della Nba e nel 2021 Sonics. L’epopea di Seattle nella storia della Nba, entrambi a tema cestistico d’oltreoceano. Nel 2022 ha pubblicato il libro di narrazione calcistica Il Volo dell’Aquila sulla società calcistica più antica della Toscana, il Montevarchi Aquila Calcio 1902.

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