Leggi “Dream Team” e pensi alla squadra più forte mai apparsa su un parquet, la nazionale statunitense alle Olimpiadi di Barcellona 1992, quella in cui convivevano talenti del calibro di “Magic” Johnson, Larry Bird, e sua maestà Michale Jordan.

Ma in quel periodo c’era un altro “Dream Team”, poi diventato “Lost” a causa degli eventi politici e della drammatica guerra dei Balcani. Un “Lost Dream Team” che probabilmente alle Olimpiadi di Barcellona del 1992 avrebbe conteso l’oro al più conosciuto “Dream Team”, quello a stelle e strisce.

Il “Lost Dream Team” è la nazionale jugoslava del 1991, sicuramente la nazionale più forte mai vista al di fuori degli Stati Uniti. Una formazione irripetibile, nella quale convivevano talenti del calibro di Toni Kukoc, Radja, Danilovic, Djordjevic, Divac, molti dei quali visti anche in Italia, quando quello del Bel Paese era il secondo campionato più competitivo del mondo.

Quella nazionale, in cui mancava il giocatore più forte di tutti, Drazen Petrovic, vinse, nel 1991, a mani basse l’Europeo giocato in Italia, ma lo fece in una situazione quasi kafkiana, sei giorni che hanno cambiato il corso della vita non solo dei campioni che di quella Jugoslavia facevano parte, ma anche la storia della ormai ex Jugoslavia. Già perché mentre Kukoc e compagni vincevano partita dopo partita, nei Balcani si faceva la storia.

La si faceva come mai si dovrebbe fare, dando voce alle armi, come spesso, troppo spesso, accade anche nel mondo di oggi; e le armi, quando tuonano, fanno danni, danni inenarrabili, come dicono gli oltre 200.000 morti complessivi della guerra tra le repubbliche della ex Jugoslavia. Insomma, per tornare agli Europei romani, una nazione che si dissolve in una settimana, mentre la squadra più amata, già campione mondiale, si gioca il titolo europeo, per poi prepararsi alla grande sfida con gli USA di Jordan e soci alle Olimpiadi del 1992.

Una finale, quella olimpica, scritta, ma che, purtroppo, non ci sarà mai, perché quella squadra, quella Jugoslavia, da lì a qualche giorno non esisterà più, dilaniata, disgregata dalle rivendicazioni di indipendenza e dalle successive, sanguinose, guerre che tanto orrore fecero a noi ventenni dell’epoca.

La storia del “Lost Dream Team” riaffiora nella memoria collettiva nel bellissimo, per certi versi anche struggente, documentario del regista Jure Pavlovic, girato per omaggiare la più forte nazionale europea di sempre, raccontando i giorni dell’europeo 1991, vinto sì dalla Jugoslavia, ma in un’atmosfera surreale, con il paese che si sfaldava giorno dopo giorno. Non a caso lo sloveno Jure Zdovc – anche lui visto in Italia con la casacca della Virtus Bologna –, uno dei leader silenziosi di quella formazione, non giocò la semifinale e la finale, dopo aver ricevuto pressioni in tal senso dopo la dichiarazione di indipendenza della Slovenia, il suo paese natio.

Ne è uscito un film, meglio un docufilm, toccante, nel quale Pavlovic, che all’epoca dei fatti narrati aveva solo sei anni, riesce a far rivivere quella vittoria, arrivata proprio nei giorni in cui il paese si disgregava. Pavlovic è bravo a far comprendere lo stato d’animo di croati, serbi, sloveni, da un giorno all’altro diventati da compagni, se non amici, a nemici, per colpa del conflitto.

Una sinfonia totale di una squadra mai vista in Europa, spezzata dalla tragedia della guerra che non solo ha chiuso l’epica storia della nazionale europea più forte di sempre, quella jugoslava, appunto, ma che ha lasciato sul terreno oltre 200.000 morti, molti dei quali senza comprendere il perché di una guerra che in pochi giorni ha trasformato gli amici in acerrimi avversari, magari con un kalashnikov in mano.

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