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Attualmente mi occupo di coaching sportivo, ma 29 anni fa facevo l’allenatore e, per la precisione ero vice-allenatore e responsabile del settore giovanile della Pallacanestro Firenze abbinata Neutro Roberts che quell’anno fu promossa dalla Serie A2 alla Serie A1. Il 1989 fu un anno molto particolare per gli appassionati di basket, che videro assegnare lo scudetto alla Philips Milano al termine di una partita con l’Enichem Livorno la quale si disputò nella città labronica in un palasport stracolmo di spettatori entusiasti. Questa partita rimarrà nella storia del basket italiano per il canestro non convalidato alla guardia livornese, Andrea Forti, nell’ultima azione di gioco.

Una stagione indimenticabile

Ma torniamo a Firenze, che quell’anno visse una stagione indimenticabile della sua storia cestistica. In particolare voglio ricordare la partita disputata a Livorno contro l’altra squadra livornese, l’Allibert Pallacanestro Livorno. Allora il regolamento prevedeva, alla fine della stagione, regolari incontri incrociati tra squadre di A1 e A2 per decidere chi avrebbe disputato il campionato di A1 nell’anno successivo. Per conoscere le squadre avversarie o si andavano a vedere direttamente sul campo oppure ci si affidava a cassette vhs che provenivano dalle varie televisioni locali. Ben poco si sapeva di quello che accadeva durante la settimana.

Da Livorno giungevano notizie di una squadra, che ricordo militava in A1. Caricatissima: doppi allenamenti, richiami atletici e attenzione maniacale all’aspetto tattico da parte del compianto Mario De Sisti, uno dei più qualificati allenatori italiani. E noi come ci preparammo alla partita? Rudy D’Amico, allenatore dei gigliati, grande maestro di basket (ricordiamo campione d’Europa con il Maccabi Tel Aviv nel 1980/81) scelse una strada completamente opposta. Nei giorni precedenti la partita ci allenammo. Come sempre durante l’anno e il giorno prima della gara, lo ricordo ancora, ci trovammo al palasport di Firenze. Nel pomeriggio parlammo, per circa 15 minuti, dell’aspetto tattico dopodiché ogni giocatore fu lasciato libero. Alcuni fecero stretching e tiro, altri si fecero massaggiare e alcuni si sfidarono in combattuti 3 vs 3.

Chiudiamola qui ! Vincemmo a Livorno 101-86 in un palazzetto che ricordava l’inferno dantesco e fummo promossi in A1!

Il ruolo del mental coach

Ma perché ho ricordato questo episodio? Beh un po’ perché ricordare momenti belli e passati fa sempre piacere, ma soprattutto per fare , nel mio attuale ruolo di mental coach e pedagogista sportivo, una riflessione: quanto è importante dosare la pressione sui giocatori durante la stagione agonistica e in vista di un evento importante? Come sempre quello che intendo fare è approcciarmi alla discussione senza nessun preconcetto né ricetta sicura sul da farsi. Certo è che ,soprattutto quando faccio formazione con giovani allenatori, cerco di far notare loro che il nostro cervello è come un contenitore che può essere riempito solo fino a un certo punto. Soprattutto a livello di Settore giovanile, di qualunque sport si parli. Quando l’attività sportiva diventa tutto, e all’atleta è chiesta una disponibilità totale, si può andare incontro a stati di esaurimento psico-fisico ed emozionale con conseguenti problemi di concentrazione, scarsa energia, diminuzione dell’auto-stima, aumento dell’ansia e altro. E allora proviamo, da allenatori, ad essere ogni tanto, meno rigidi. La squadra, o gran parte di essa, non è motivata a seguirvi in allenamento secondo i vostri programmi?

Fateli giocare ad un altro sport (in palestra è facilissimo!). Fateli allenare con la musica (scelta dagli atleti!) Inventatevi una serie di gare. Mettetevi in cerchio con loro e parlate di tutt’altro che di sport. Lo sappiamo che, soprattutto i giovani allenatori, ma non solo, vorrebbero attenzione, disponibilità , sacrificio, impegno ad ogni allenamento ed ogni partita, ma il giovane atleta è soprattutto un uomo in crescita che si sta costruendo la propria identità personale, inizia a capire chi è, cosa vuole diventare, quali saranno i suoi valori e lo sport deve tenere ben presente questi aspetti. E allora vorrei aprire un confronto tra allenatori, dirigenti e genitori sulla necessità di staccare ogni tanto la spina ricordando che spesso il pensare troppo all’evento può generare un’ansia non facilmente gestibile.

Paolo Petruzzelli

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Paolo Petruzzelli
Paolo Petruzzelli Allenatore nazionale di basket Pedagogista sportivo Master in PNL (Programmazione Neuro-Linguistica) Professional Counselor nella relazione d'aiuto Da oltre 10 anni, dopo una lunga carriera da allenatore, mi occupo di formazione e coaching sportivo, collaborando con squadre di basket, volley, calcio e con la federazione provinciale di Pisa di volley. organizzando corsi di perfezionamento per allenatori dirigenti e genitori. Svolgo inoltre sessioni di coaching personalizzate per atleti di sport individuali. Insieme al trainer di Programmazione Neuro-Linguistica Carlo Raffaelli tengo il corso "Coaching della Performance-Allenamento mentale per lo sport" tel. 338 83 55 726 mail: flipperdiegisto@libero.it

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